martedì 11 marzo 2008

ALTRI TESTIMONI DELLE PRESUNTE EQL INGLESI DEL 27 FEBBRAIO 2008

Il 4 marzo scorso su questo blog era stato pubblicato un post in cui si riferivano notizie di stampa circa presunti fenomeni aerei luminosi di tipo molto diverso fra loro visti da due abitanti della città inglese di Louth proprio durante la scossa sismica che ha colpito il Lincolnshire il 27 febbraio.
L'11 marzo, sotto il titolo "More Earthquake Light Sightings", come si può leggere all'url:
il giornalista Charles Ladbrook, del quotidiano locale Louth Leader, ha rese pubbliche altre due segnalazioni pervenute da lettori che ritengono di esser stati anche loro testimoni casuali delle supposte EQL, o luci sismiche.
A Manby, paesino situato circa otto chilometri ad est di Louth, una donna svegliatasi per la scossa avrebbe visto mentre ancora la terra tremava dei "lampi intensi come se qualcuno ammiccasse con gli abbaglianti dell'auto contro la sua finestra".
Un uomo di Sutton-in-Ashfield, cittadina che si trova molto più ad ovest, nella contea del Nottinghamshire, ha invece detto di aver visto tre lampi consecutivi, simili a quelli dei fulmini, pochi minuti dopo la scossa. I suoi vicini pensavano che si trattasse di qualche torcia elettrica, ma lui è convintissimo che fosse qualcosa di paragonabile a dei fulmini.

lunedì 10 marzo 2008

NUOVA STRUMENTAZIONE DI REGISTRAZIONE SEGNALI ELETTROMAGNETICI A BASSA FREQUENZA IN ATMOSFERA

Dal report di Cristiano Fidani inoltrato al CIPH-SOSO il 10 marzo 2008
Dal 12 febbraio di quest'anno è attivo anche a Perugia un sistema di registrazione di segnali elettromagnetici a bassa frequenza in atmosfera. Questa iniziativa è stata intrapresa dal dott. Cristiano Fidani (*), studioso della fisica dei terremoti, attualmente collaboratore dell'Università di Perugia nella ricerca degli effetti sulla ionosfera dei fenomeni tellurici.
L'iniziativa è stata motivata dalla mancanza di studi approfonditi dei molti fenomeni elettrici che avvengono in atmosfera e che sono stati osservati in concomitanza con i maggiori terremoti in ogni regione della terra. Obiettivo dell'iniziativa è determinare, se esistono, delle caratteristiche peculiari dei segnali elettrici associati ai fenomeni sismici.
Questo studio è assai antico e risale alla metà del diciottesimo secolo. Esso si sviluppò fortemente in Italia perché durate il 1700 il nostro paese fu ripetutamente colpito da terremoti catastrofici e furono registrate innumerevoli manifestazioni riconducibili all'elettricità atmosferica; d'altra parte l'ambiente scientifico italiano dopo la rivoluzione illuminista costituì un fertile terreno su cui queste ricerche poterono attecchire. Uno dei primissimi ad indagare i fenomeni elettrici in atmosfera, Padre Andrea Bina, fu anche l'ideatore del primo sismografo proprio a Perugia (info: qui).
Le ricerche moderne hanno messo in evidenza la difficoltà di spiegare tali fenomeni attraverso sorgenti elettromagnetiche poste nel sottosuolo. Infatti, le caratteristiche di forte assorbimento elettromagnetico della crosta terrestre sembrano impedire la trasmissione di campi elettromagnetici dalla zona ipocentrale alla superficie se non in particolari condizioni. Inoltre, recenti risultati nello studio di perturbazioni a bassisima frequenza, che dovrebbero essere poco attenuate dalla crosta terrestre, hanno rimesso in dubbio la registrazione che costituisce uno degli esempi più eclatanti di queste misure (info: qui).
Si sono sviluppate, parallelamente alle prime, delle ipotesi sul flusso di gas e cariche eletttriche migranti verso la superficie dalla regione ipocentrale, che offrono nuove possibilità di generazione di segnali elettromagnetici. Ad esempio, il gas Radon in atmosfera produce ionizzazione e questa può dar luogo a scariche elettriche e trasformarsi in una sorgente elettromagnetica su un ampio spettro di frequenze.
Da tali considerazioni sembra possibile ripensare ai fenomeni elettromagnetici associati ai terremoti come verificantesi anche in atmosfera, per questo può essere utile uno studio del campo elettrico su ampio spettro.
Lo strumento attivo a Perugia è capace di monitorare lo spettro elettromagnetico, con maggiore sensibilità sulla componente elettrica, fra 4Hz e 2700Hz. Esso registra su due canali l'ampiezza delle polarizzazioni del campo elettrico approssimativamente nelle direzioni est-ovest e nord sud, con una frequenza di campionamento di 5512Hz a 16bit e ne salva gli spettrogrammi in un hard disk.
La sua attivazione è seguita ad un periodo di circa tre mesi di sperimentazione nel sito di Perugia e in base all'esperienza maturata dall'autore con un altro strumento costruito nelle Marche e in funzione 24 ore su 24 da più di un anno nella zona di Fermo.

(*) Cristiano Fidani è l'autore del volume Ipotesi sulle anomalie elettromagnetiche associate ai terremoti (2005)

NUOVA TEORIA SUI TRANSIENT LUNAR PHENOMENA

La notizia è recente e risale al luglio dello scorso anno: l'astronomo Arlin Crotts, che svolge la sua attività presso la Columbia University, ha annunciato una soluzione per un mistero vecchio di secoli: i TLP.
Si tratta di strani lampi osservati otticamente sulla superficie lunare, spesso ripresi anche in fotografie astronomiche, che si presentano come rapidi cambi di luminosità e macchie colorate di dimensioni di qualche chilometro per una durata anche di diversi minuti.
Questi fenomeni sono stati oggetto di grandi discussioni, riguardo la loro stessa esistenza, prima ancora che sulle loro cause.
Crotts ha trovato una forte correlazione statistica tra TLP ed eventi di fuoriuscita di gas (outgassing), dalla superficie della Luna.
Uno dei fattori chiave di questo processo potrebbe essere il gas radon, riguardo al quale si annunciano come particolarmente interessanti nel futuro gli studi futuri circa le caratteristiche di questi gas lunari.
Per arrivare a questa ipotesi Crotts si è affidato ai dati di diverse missioni spaziali ( NASA Apollo 15 del 1971, Lunar Prospector 1998, ecc.) dalle cui analisi ha rilevato importanti somiglianze tra le caratteristiche delle fuoriuscite di gas ed i punti sulla Luna nei quali i TLP sono stati segnalati.
Assieme ai suoi collaboratori, i professori Paul Hickson e Thomas Pfrommer, recentemente Crotts ha costruito un videocamera automatizzata presso l'osservatorio di Cerro Tololo, che si trova a nord del Cile.
Questo strumento scandaglierà la superficie lunare per registrare i TLP e riprodurre una mappa della loro distribuzione, allo scopo di poter superare i limiti degli errori percettivi in fase di osservazione, la casualità delle osservazioni stesse e l'insufficienza di dati utili.

NOTE

Poratta David, "Columbia Astronomer Offers New Theory Into 400-year-old Lunar Mystery", 27 giugno 2007, disponibile all'URL http://www.columbia.edu/cu/news/07/06/lunar.html
A proposito degli studi di Arlin Crotts (e-mail: arlin@astro.columbia.edu) su TLP e fuoriuscite di gas vedi:
e anche

mercoledì 5 marzo 2008

01 03 2008: IMPORTANTE BOLIDE REGISTRATO SULL'ITALIA DEL NORD

Numerose segnalazioni di un evento luminoso di eccezionali proporzioni sono giunte dalle zone dell'Italia settentrionale a singoli ricercatori, alle associazioni astronomiche che si occupano di meteore, bolidi e superbolidi e su forum del WEB, la notte del I° marzo di quest'anno. Alle ore 22.45 (Tempo Universale, e qundi le 23.45 tempo locale) moltissime osservazioni oculari hanno riferito di un luminosissimo bolide di colore verde-blu con persistente scia bianca che con traittoria Sud-Est Nord-Ovest e posizionato in prossimità dello zenit per quanto riguarda la città di Milano, è andato a terminare la sua corsa in prossimità del confine svizzero, nelle vicinanze di Lugano. Nella fase finale sono stati osservati intensi e rapidi aumenti di luminosità (flare) documentati almeno ambientalmente da riprese di alcuni sistemi automatici di rilevamento, come SOSO (vedi immagini a fine testo) e (vedi filmato) FERRARA2008. che però non inquadravano la direzione dell'evento. Attualmente non sono conosciute documentazioni strumentali sull'evento bolidare, che secondo stime accettabili potrebbe essere andato anche oltre alla Mv= -17 ponendolo tra la categoria dei Super-Bolidi.
Alcune segnalazioni parlano di suoni e/o rumori elettrofonici (contemporanei alla osservazione visuale dell'evento e non ritardata dalla distanza evento-osservatore). L'area di visibilità è estesa alla Francia sud-occidentale, Svizzera, Germania meridionale e Austria.

E' disponibile un primo report di Albino Carbognani, ITAlian Superbolide Network (ITASN)

[SOSO] immagine della volta celeste precedente l'evento

[SOSO] l'immagine con flare
il diaframma automatico è però già in azione
per compensare l'aumentata luminosità


martedì 4 marzo 2008

EQL: LAMPO SISMICO E FULMINE GLOBULARE DURANTE UNA SCOSSA IN INGHILTERRA?

E' noto che l'arcipelago britannico gode di una stabilità tettonica assai elevata. I sismi d'intensità significativa, dunque, sono assai rari. Un'eccezione è stata rappresentata dalla scossa verificatasi il 27 febbraio del 2008, quando alle 00.56 e 45" GMT un terremoto d'intensità pari a 4,7 Richter ha avuto per epicentro una zona del Lincolnshire, nell'Inghilterra orientale, posta a 53,321° N e 0,314° O. Si sono avuti lievi danni ed un solo ferito.

Un episodio d'ordinaria amministrazione per il resto del mondo e peculiare solo per la zona in cui è insorto, se non fosse che in occasione della scossa principale sono stati segnalati da almeno due testimoni fenomeni luminosi che fanno ipotizzare il manifestarsi di luci sismiche, o EQL.

Il 29 febbraio, sotto il titolo "Mysterious 'lightning' spotted as 'quake hits Louth" ne ha parlato il Louth Leader, un giornale locale, come si può leggere all'url:

http://www.louthleader.co.uk/news/Mysterious-39lightning39-spotted-as-39quake.3831760.jp

Colpisce in modo speciale che si siano avuti resoconti di due generi diversi di fenomeni: uno paragonabile ad un fulmine globulare, l'altro ad un più comune lampo sismico.
Nel primo caso, una donna di Westgate, nei sobborghi di Louth, ha raccontato che proprio mentre la terra tremava ha visto all'interno del suo appartamento, posto al livello del suolo, una sfera luminosa delle dimensioni di un pompelmo attraversare la stanza e dirigersi verso di lei. Molto spaventata, l'ha vista spegnersi di colpo.
Un'altra testimone che si trovava nella vicina località di Tathwell, che è parte della città di Louth, mentre il sisma scuoteva il suolo ha invece visto il bagliore di un lampo sopra le colline note come Lincolnshire Wolds.

martedì 26 febbraio 2008

BOLIDE RIPRESO DAL SISTEMA SOSO IL 24 FEBBRAIO 2008

Alle 04:41,49 UTC (per ora locale: + 1) di domenica 24 febbraio, un bolide è entrato nella finestra osservativa del sistema Smart Optical Sensors Observatory collocato a Idice, frazione di San Lazzaro di Savena, Bologna, producendo un notevole flare finale con scia di plasma e gas ionizzati.
Pubblichiamo due fotogrammi dell'evento.

SOSO era puntato verso Ophiuchus. La stella più luminosa in alto al centro è la alfa, Ras Alhague di mag +2.1. Leggermente in basso a sinistra si vede anche la beta, Cheleb di mag 2.8. La Luna era a 65 gradi verso ovest (a destra nel filmato) con fase 0.9.
La magnitudine del bolide risulta di -10 ma è un valore che va preso con cautela perché l'immagine del bolide e della Luna sono entrambe saturate e sono state riprese in condizioni diverse.
(collaborazione di Albino Carbognani)

Non è stato possibile tracciare la traiettoria atmosferica, come nel bolide del 18 luglio 2007, poiché non ci sono altre osservazioni, né strumentali né oculari.

Il video-filmato è visibile sul sito web di CIPH-SOSO



giovedì 21 febbraio 2008

SCOMPARSO IL CHIMICO STANLEY SINGER, UNO DEI LEADERS MONDIALI DELLA RICERCA SUI FULMINI GLOBULARI

Soltanto con un certo ritardo è stata diffusa pubblicamente la notizia che il piccolo mondo della ricerca sui fulmini globulari ha subito un gravissimo lutto il 16 gennaio scorso, quando a causa delle complicanze di un intervento chirurgico è deceduto in California all'età di ottantadue anni il dott. Stanley Singer.

Nato a North Adams, nel Massachusetts, il 3 ottobre del 1925, ottenne nel 1950 il suo Ph.D. in chimica presso la University of California, Los Angeles (UCLA).

Fra il 1951 ed il 1958 lavorò presso la US Naval Test Station di China Lake, in California, tra il '68 e il '63 fu capo dipartimento presso la Divisione Aeronautica della Hughes Tool Company and Maremont Corporation e nel '64-'65 capo del settore fisica della Dynamic Science Corp.

Nel 1965 diede vita ad una società privata di ricerca, la Athenex Research Associates di Pasadena, California, che si occupa di fisica atmosferica, di fisica dello stato solido, di supeconduttività e dei processi di crescita delle particelle.

Interessato da sempre ai fulmini globulari, il suo primo saggio di rilievo sull'argomento fu pubblicato su Nature nel 1963. Pietra miliare per l'accettazione del problema nella comunità scientifica rimane il suo volume The Nature of Ball Lightning (Plenum Press, New York, 1971).

Malgrado fra le sue numerose pubblicazioni almeno quattordici concernano i fulmini globulari, il suo capolavoro rimane il fondamentale contributo dato alla creazione dell'International Committee on Ball Lightning (ICBL), che dalla seconda metà degli anni '80 del secolo scorso ha cambiato il volto delle conoscenze e degli approcci al fenomeno.

Al momento della morte era ancora attivissimo e stava lavorando a tempo pieno al discorso d'apertura dell'ISBL-08, l'International Symposium on Ball Lightning che si tiene ogni due anni e che questa volta avrà per teatro dall'8 al 12 luglio prossimi la città russa di Kaliningrad.

Singer lascia la moglie e due figli.

mercoledì 13 febbraio 2008

FUOCO DI SANT'ELMO FILMATO IN SVIZZERA

Atmospheric Phenomena è un blog molto interessante. Ad esso collaborano parecchi appassionati di meteorologia, soprattutto dell'Europa centrale.

Potete trovarlo all'url:

http://atmospherical.blogspot.com/

Il blog è destinato soprattutto a presentare osservazioni di fenomeni di ottica atmosferica o comunque rilevanti per la fisica atmosferica che siano ritenuti rari, insoliti o controversi. Tra quelli elencati a fini esplicativi in una pagina del blog, si indicano osservazioni del raggio verde in cui si manifesti come blu o forme insolite di esso, tramonti ed albe con sfumature rosse del cielo particolarmente accese, fulmini globulari o a rosario ma anche "fenomeni nuovi o rari" o quelli "la cui origine non è ancora nota".

Come si può constatare, una buona sovrapposizione rispetto agli oggetti che rientrano nella definizione di LTPA (Fenomeni luminosi transitori in atmosfera) di cui si occupa il CIPH.

Uno dei collaboratori del blog è lo studioso svizzero di meteorologia Mark Vornhusen, che gestisce una ditta specializzata nelle previsioni meteo, la Meteomedia.

Il 28 novembre 2007 Vornhusen ha postato la notizia, corredata da un'immagine, che il 14 novembre, fra le 18.05 e le 18.50 locali una camera ad alta sensibilità da lui gestita e piazzata su una torre metallica in cima al monte Gäbris (47° 38' N, 9° 47' E, 1241 m s.l.m.) durante una tempesta di neve aveva filmato a più riprese il manifestarsi di vari begli esemplari di Fuoco di Sant'Elmo o scarica a corona (il CIPH etichetta il fenomeno con la sigla SEF).

Ad integrazione di quanto scritto da Vornhusen è intervenuto un commento di Harald Edens, che lavora presso il Langmuir Laboratory for Atmospheric Research, che si trova nel Nuovo Messico. Edens ha fatto notare che dal 2006 presso quell'istituto lui osserva e fotografa con regolarità Fuochi di Sant'Elmo. Vornhusen, infatti, supponeva che le riprese del fenomeno al suolo (non da bordo di aerei in volo dentro temporali) fossero una novità, cosa che in realtà non è.

Una delle foto di Edens è reperibile alla pagina:

http://www.weatherscapes.com/photo.php?cat=photo_month&id=d-060821-corona

Sebbene i Fuochi di Sant'Elmo siano un fenomeno della fisica atmosferica che ormai mostra soltanto limitate aree d'incertezza, rimangono interessanti ai nostri occhi le descrizioni di SEF di grandi dimensioni o dall'aspetto bizzarro, che a volte sembrano rendere difficile distinguerli dai fulmini globulari.

Mark Vornhusen ha fra i suoi interessi anche quello dei fuochi fatui, di cui pure il CIPH si occupa in modo intenso.

martedì 5 febbraio 2008

LTPA: NUOVA POSTAZIONE AUTOMATICA OSSERVATIVA IN EMILIA-ROMAGNA


Ferruccio Zanotti e Masimiliano Di Giuseppe sono due astrofili del "Gruppo Astrofili Columbia", dove seguono particolarmente l’attività di un Planetario Mobile e l’organizzazione di vari eventi di turismo scientifico. In questa veste, nel 2003, hanno orgnanizzato, in collaborazione con il nostro comitato, una settimana di "turismo scientifico" ad Hessdalen sotto gli auspici della rivista di Astronomia Coelum.
Durante quel periodo hanno, tra l'altro, potuto documentare, assieme al fisico Romano Serra - Università di Bologna - numerosi eventi di "mini-flash" in atmosfera: un fenomeno particolarmente riferito da testimoni oculari nella valle norvegese. [vedi articolo sul sito web del CIPH ].

Dal 2006 Zanotti e Di Giuseppe collaborano attivamente anche allo Smart Optical Sensors Observatory, tanto da installare a Ferrara un sistema automatico di videomotion basato, in questa fase, sul software della giapponese SONOTACO, UFOcapture, software usato da molti astrofili e da astronomi nel campo della strumentazione automatica.

Zanotti e Di Giuseppe si occupano principalmente di meteore (hanno condotto alcune spedizioni all'estero per eventi astronomici e periodi di attività di sciami meteorici: Cina, Mogolia, Sud America, ecc) e di LTPA (Luminous Transient Phenomena in the Atmosphere), i Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera.

Durante le prime osservazioni, la nuova postazione ferrarese e SOSO, in prossimità di Bologna, hanno registrato simultaneamente uno stesso evento meteorico il 28 gennaio 2008.
Una pagina sulle prime registrazioni della nuova postazione su "Ferrara2008", nel sito web di SOSO.

lunedì 28 gennaio 2008

RAPPORTO SULL'OSSERVAZIONE DI UN PRESUNTO UAP DA PARTE DI DUE PILOTI MILITARI E DI UN RADAR DELLA DIFESA AEREA SPAGNOLA

Vicente-Juan Ballester Olmos è uno dei migliori ufologi del mondo. Ha quarant'anni di esperienza negli sforzi di far avanzare la legittimazione scientifica del problema dei fenomeni tradizionalmente definiti "UFO" e dei quali lui si occupa nella prospettiva dell'approccio razionale che caratterizza il meglio di quel contraddittorio magma di appassionati e di studi che è appunto l'ufologia.

Ballester Olmos si è occupato a lungo dell'interesse che le Forze Armate del suo paese hanno avuto per l'argomento. Insieme ad un altro ufologo, Joan Plana, è stato il motore del processo di totale declassificazione del materiale raccolto in passato su queste osservazioni dall'Aeronautica militare spagnola.

In quest'ambito, le osservazioni di supposti UAP (Fenomeni aerei non identificati) fatte da equipaggi di velivoli militari e civili sono di particolare interesse.

Nel numero di dicembre 2007 della rivista spagnola dell'insolito Mas Allà de la Ciencia Ballester ha pubblicato un lungo articolo che nei giorni scorsi ha messo a disposizione di tutti all'indirizzo:

http://www.anomalia.org/redeye.pdf

Si tratta di un rapporto di elevata qualità - come si attende il CIPH nei suoi standard - intitolato "Un OVNI en el ejercicio Red-Eye" relativo a ciò che è stato possibile ricostruire circa l'osservazione visiva, sui radar di bordo e di uno militare della difesa aerea situato a terra di un presunto UAP. L'osservazione fu effettuata sul nord della Spagna fra le 10.40 e le 11.05 locali del 4 novembre 1970 ad opera dei piloti di due caccia intercettori monoposto F-86 F Sabre del 102° Squadrone di Difesa Aerea impegnati in un'esercitazione multiforze.

Osservato ad occhio nudo, l'UAP sembrava avere l'aspetto di un uovo metallico con una parte superiore simile ad una cresta, segnato pure da una fortissima ed improvvisa accelerazione ascensionale. Uno dei piloti ne stimò il diametro in 25 m. Potete comunque leggere tutti i dettagli riguardanti l'episodio all'url sopra citato.

Ballester ha formulato diverse ipotesi per tentare di spiegare in termini convenzionali quanto osservato (un'altra è in fase di valutazione proprio in questo periodo) ma al momento ritiene che il fenomeno rimanga non identificato.

giovedì 24 gennaio 2008

"MAKAR JYOTI": EARTH LIGHT (EL) PERIODICA PRESSO UN TEMPIO DEL KERALA

Fenomeni luminosi altamente localizzati che si ripetono nel tempo e le cui caratteristiche fenomenologiche sono simili a quelli delle EL (Earth Lights) sono descritti da lunghissimo tempo in associazione a contesti "religiosi". Esempi fra tutti potrebbero essere i fatti verificatisi in occasione di un "risveglio" (periodi di peculiare fervore di fede caratteristici della spiritualità protestante) che si sviluppò in Galles nel 1904-5, oppure gli accurati documenti rimastici sulle manifestazioni osservate intorno al convento dei frati cappuccini di San Remo fra il giugno e l'ottobre del 1627.

E' risaputo che le "luci" gallesi sono state collocate da vari studiosi delle Earth Lights nell'ambito delle teorie geodinamiche che pretendono di render conto di esse, ma è altrettanto evidente che questo tipo di episodi costituiscono in genere motivo di rigetto per le scienze naturali. In un quadro così frammentato, fragile e pochissimo esplorato quale è questo, come si può pretendere che queste discipline si occupino di osservazioni ammantate di un linguaggio e di un'emotività da cui esse sono lontanissime?

Questo grave problema e la frustrazione per l'apparente mancanza di studi attendibili si sono riproposti di recente a causa di una serie di notizie provenienti dall'India.

Il santuario induista di Sabarimala si trova nel distretto di Pathanamthita, nello stato meridionale del Kerala, lungo la parte occidentale delle montagne del Ghat, alle coordinate 9°15′36″N, 77°2′24″E. Il sito ufficiale del tempio si trova all'indirizzo:

www.sabarimala.org

Per una carta dettagliata del distretto potete consultare la pagina:

http://www.sabarimala.org/images/pathanamthittamap.jpg

Si tratta di un luogo vicino alla cittadina di Pampa (o Pamba) in cui è venerato Ayyappan, un avatar shivaita popolarissimo nell'India meridionale. Il tempio è accessibile solo in giorni particolari. Uno di questi è la festività del Makaravilakku, che cade il 14 gennaio di ogni anno.

Ebbene, il culmine di questa specifica festività è costituito dall'apparizione di un fenomeno luminoso all'orizzonte o nel cielo sopra le colline che circondano il tempio. Questo fenomeno ricorrente è chiamato Makar Jyoti.

Il 14 gennaio del 2008, secondo fonti giornalistiche indiane come questa dovuta all'agenzia di stampa IANS:

http://in.news.yahoo.com/indiaabroad/20080114/r_t_ians_nl_general/tnl-a-million-sabarimala-pilgrims-witnes-b9e311f.html

vi sarebbe stata un'affluenza record di un milione di persone, che alle 18.35 avrebbero constatato in massa il manifestarsi del fenomeno per tre volte nel giro di tre minuti.

A giudicare da servizi filmati trasmessi anche in diretta dalle televisioni del sud dell'India il fenomeno avrebbe caratteristiche simili a quelle generalmente attribuite alle EL. Potete andare ai seguenti link, che mostrano servizi trasmessi lo stesso 14 gennaio dalla stazione televisiva Tv9 e dall'emittente religiosa Jaya TV. La luce è visibile a secondo delle riprese sia appena sotto il crinale di un'altura, sia nel cielo, poco sopra l'orizzonte.

http://www.youtube.com/watch?v=PraUndZrHQ4

Data l'apparente mancanza di qualsiasi forma di controllo sulla dinamica degli avvenimenti il blog CIPH-SOSO fornisce notizie simili solo a titolo d'informazione generale, in attesa di eventuali fonti di più elevato contenuto analitico.

WORKSHOP INTERNAZIONALE SU TLEs e TGFs

Presso l'Université de Corse Pascal-Paoli di Corte, in Francia, si terrà, fra il 23 e il 27 giugno 2008, il Workshop on Coupling of Thunderstorms and Lightning Discharges to Near-Earth Space; dedicato fra l'altro ai Transient Luminous Events e ai Terrestrial Gamma-ray Flashes, sarà organizzato da quell'università e da diversi enti di ricerca europei e statunitensi. Si tratterà del secondo evento europeo del genere dopo quello tenutosi presso la stessa istituzione nel luglio 2004.

La deadline per la presentazione degli abstract è fissata per il 1 marzo p.v.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito web del workshop

http://www.oma.be/TLE2008Workshop/

NUOVE OSSERVAZIONI EUROPEE DI TLEs

Il blog di Eurosprite annuncia (qui, con immagini) nuove osservazioni di TLEs realizzate, durante la seconda decade di gennaio, dalle strumentazioni di quel progetto situate sui Pirenei: in questo caso non sul Mediterraneo ma sull'Atlantico e specificatamente sul golfo di Biscaglia. Nella notte fra l'11 e il 12 gennaio ne sono stati ripresi 4 (fra elves e halos) mentre nella notte fra il 16 e il 17 gennaio la videocamera ha acquisito immagini di 9 elves e 7 sprites.


giovedì 17 gennaio 2008

LTPA: I FENOMENI D'INTERESSE PER IL CIPH

Il Comitato Italiano per il progetto Hessdalen è lieto di presentare l'articolo di Giuseppe Stilo "LTPA: l'area dei fenomeni d'interesse del CIPH", pubblicato all'indirizzo:

http://www.itacomm.net/PH

L’espressione LTPA (Luminous Transient Phenomena in the Atmosphere) è un’etichetta creata per raggruppare le numerose manifestazioni che costituiscono l’oggetto d’interesse del Comitato.


Gli LTPA sono caratterizzati dal fatto di presentare ricadute potenziali più o meno elevate per l’insieme delle conoscenze finora acquisite dalle scienze naturali, ossia da gradi diversi e possibili di “anomalia scientifica”. L’elenco presentato non ha carattere esaustivo, trattandosi di un insieme aperto, ma già adesso include ventuno tipologie o aree di studio tutte segnate da una sigla convenzionale e definite in modo sommario nell’articolo.
Ecco la lista delle tipologie prese in considerazione:


AB: Aurora borealis (aurore polari)
AE: Atmospheric electricity (elettricità atmosferica)
BL: Ball lightning (fulmini globulari)
BR: Brontides (brontidi)
EL: Earth lights (luci telluriche o terrestri)
ELR: Enhanced luminosity of rocks (luminosità accresciuta delle rocce)
EQL: Earthquake lights (luci sismiche)
GP: Gorgons phenomena (luci vulcaniche)
HP: Hessdalen phenomena (fenomeni di Hessdalen)
IF: Ignes fatui (fuochi fatui)
IL: Ignes lambentes (fiamme lambenti)
LLP: Long-lived plasmas (plasmi a vita lunga)
MPL: Mountain peak luminosity (luminosità delle cime montane)
NLC: Noctilucent clouds (nubi nottilucenti o nubi mesosferiche)
SEF: Saint Elmo's fires (fuochi di Sant'Elmo)
SL: Speleolights (luci speleologiche)
SP: Seismic precursors (precursori sismici)
TLE: Transient luminous events (eventi luminosi transienti)
TLP: Transient Lunar phenomena (fenomeni lunari transienti)
TST: Tectonic strain theory (teoria dello stress tettonico)
UP: Unconventional plasmas (plasmi non convenzionali)

In conclusione l'Autore ricollega gli LTPA al più vasto e contraddittorio insieme degli UAP (Unidentified Aerial Phenomena), cui spesso sono stati assimilati quelli che da molto tempo sono noti col nome popolare di “UFO” ed a cui a volte sono stati associati addirittura parte degli LTPA. Anche se in modo sporadico e fra molte resistenze, in letteratura scientifica figurano parecchi esempi che suggeriscono l’interesse che gli UAP potrebbero rivestire per l’acquisizione di nuove conoscenze in vari ambiti specialistici.
Il sostegno alla ricerca dei possibili indicatori della presenza di fenomeni "nuovi" è la spinta principale che muove l'azione del CIPH.

lunedì 14 gennaio 2008

LUCI SISMICHE E PRECURSORI: UN'ANALISI DEGLI STUDI DI M. IKEYA

In un post di questo blog comparso il 13 gennaio scorso è stata annunciata la messa a disposizione sul sito di CIPH-SOSO della versione integrale italiana di tre lavori le cui sintesi erano apparse nei Proceedings dell'International Project Hessdalen Workshop tenutosi a Bologna nel 2006.

Per la sua portata, uno di essi richiede una presentazione più ampia. Si tratta di "Motoji Ikeya: Earthquake and Animals - Sintesi analitica", opera di Massimo Silvestri, membro del CIPH e responsabile della stazione sperimentale SOSO.
Lo scritto, scaricabile all'url:

http://www.itacomm.net/ph/2008_Silvestri.pdf

contiene un'ampia disamina del libro del sismologo giapponese Motoji Ikeya, scomparso nel 2006 ed i cui estremi di pubblicazione figurano nel saggio di Silvestri.
Silvestri tiene a sottolineare come il titolo del libro, uscito nel 2004, possa risultare ingannevole. Esso infatti va ben al di là della sfera del comportamento animale connesso ai sismi, elaborando una serie di modelli interpretativi di tutti i fatti di nostro interesse. Non a caso la prima parte della sinossi di Silvestri è una lunga carrellata dei fenomeni anomali connessi ai sismi presi in considerazione da Ikeya: dalle EQL alle EQC (Earthquake Clouds, nubi sismiche) alle EQF (Earthquake Fogs, nebbie sismiche), alle peculiarità del comportamento animale, alle perdite delle proprietà di materiali magnetici, ai disturbi psico-fisici delle persone, alle anomalie elettromagnetiche e meteorologiche sino alle stranezze che si manifestano nel regno animale e così via.

Per questo panorama Ikeya ha preso in considerazione in modo speciale quattro serie sismiche asiatiche abbastanza recenti che presentano testimonianze e registrazioni strumentali di grande interesse: quella giapponese di Kobe del 1995, quella turca di Izmit del 1999, quella taiwanese ancora del 1999 ed infine quella indiana del Bhuj Gujarat del 2001.

Ikeya passa poi ad alcune ipotesi per spiegare il comportamento animale: capacità uditiva di percepire emissioni subsoniche (meno di 15 Hz) generate dalle onde sismiche, capacità olfattiva di sentire odori di polveri o di gas (metano, radon, solfuri ecc.) veicolati dalle crepe che si aprono nel terreno, con particolare enfasi posta sulle emissioni di radon, presenza di aerosol ionizzati - carichi in modo positivo o negativo - che potrebbero interferire con i livelli di produzione ormonale dei soggetti esposti, in specie di quelli di serotonina, capacità di percepire il calore prodotto dalle emissioni IR dovuti agli sforzi elevati cui sono sottoposte faglie e masse tettoniche prima dei sismi e così via.

Tuttavia, Ikeya ha approfondito in maniera speciale il problema delle possibili interazioni fra comportanti insoliti di animali, umani e piante e SEMS (Seismo Electro-Magnetic Signals) emessi prima e durante il verificarsi dei terremoti.
Ikeya ha portato la complessa questione del legame fra SEMS ed anomalie pre-sismiche in laboratorio. Ha ottenuto risultati promettenti dapprima utilizzando dei campi elettrici ed ipotizzando che siano gli aerosol carichi da un lato a modificare il metabolismo degli esseri viventi, dall'altro - interferendo sulla conducibilità elettrica dell'aria atmosferica - a stimolare l'insorgere di EQL, EQC ed EQF. In questi casi Ikeya ha utilizzato sia un campo statico creato da una serie di batterie sia uno impulsivo dovuto ad un generatore di van de Graaff.
Un'altra serie di esperimenti ha comportato la compressione di campioni di rocce di vario tipo con registrazione delle anomalie di comportamento di animali di varie specie posti nelle vicinanze. Stavolta è stata impiegata una pressa in grado di creare pressioni sino a 1000 tonnellate.

I risultati confermerebbero il legame tra comportamento animale ed eventi pre-sismici di tipo sonoro ed elettromagnetico.

Ikeya ha poi raffinato in modo ulteriore i suoi esperimenti in cui utilizza campi elettrici. Ha infatti lavorato con un gruppo di veterinari per misurare le variazioni di cinque ormoni (adrenalina, noradrenalina, serotonina, dopamina e GABA) negli esemplari impiegati. Pressioni sulle rocce, emissioni radio, emissioni acustiche e comportamento animale sono risultati strettamente connessi. Ulteriori conferme del tipo di variazioni (aumenti o diminuzioni nel sangue e nel liquor cerebrospinale) sono giunti dall'esposizione ad onde EM e ad aerosol carichi in modo positivo o negativo. I risultati tuttavia presentano ulteriori problemi, nel senso che - ad esempio - sembrano smentire che nelle fasi pre-sismiche, come ipotizzato negli anni '70 del secolo scorso dal geologo Helmut Tributsch, via sia un aumento dei livelli di serotonina.

Altre osservazioni fatte in modo fortuito su topolini utilizzati nell'Istituto di ricerca sulle proteine di Osaka subito prima del sisma di Kobe del 1995 ed una serie di questionari somministrati agli studenti della regione per valutarne eventuali risvegli precoci la mattina della scossa principale, valutati secondo criteri statistici avanzati, hanno mostrato ulteriori elementi a favore del legame fra comportamento umano/animale e segnali EM generati precocemente dai sismi.

Poi Ikeya passa alla parte di più immediato interesse per i Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera: quella dei precursori sismici atmosferici. Nell'ampia analisi della casistica fatta dal geofisico scomparso si ricordano qui il ruolo speciale avuto dal geologo giapponese Yutaka Yasui, che tra il 1968 ed il 1973 riuscì finalmente ad imporre all'attenzione dei suoi colleghi il fenomeno delle EQL ed eventi come la registrazione filmata, ovviamente fortuita, di un evento analogo ottenuta nell'aprile dal 2001 grazie ad una telecamera fissa della tv pubblica giapponese NHK in occasione del sisma di Shizuoko.

Dopo aver esaminato pregi storici e limiti delle ipotesi della triboluminescenza e della termoluminescenza per spiegare le EQL - renderne conto in termini di liberazione di aerosol, radon e metano non permette di capire i fenomeni che paiono svilupparsi ad alta quota - Ikeya esamina con interesse i meccanismi della sonoluminescenza per spiegare eventi come quelli descritti in occasione del sisma turco di Izmit del 1999 ("palle di luce" che uscivano dal mare) ipotizzando però pure che essi possano dipendere da ricombinazioni fra idrogeno dovuto all'instaurarsi di processi elettrolitici nell'acqua ed ossigeno atmosferico.

Particolarmente intrigante la formazione durante alcuni sismi di vere e proprie sfere luminose in atmosfera, in apparente analogia con i fulmini globulari (BL). Anche stavolta Ikeya lavora nell'ambito dei possibili meccanismi dovuti ai SEMS.

Quanto ad un altro meccanismo tradizionalmente invocato per le EQL, quello della piezoelettricità, ad avviso di Ikeya esso conserverebbe tuttora un notevole interesse, sia perché può essere generata da molti tipi di rocce e non solo da quarzi, sia perché i livelli di campo elettrico più elevati si ottengono in questi materiali quando la compressione e la fratturazione avvengono in modo lento e localizzato (ossia, nel nostro caso, nella fase di accumulo pre-sismico) piuttosto che durante il rilascio della scossa principale.

Usando alcuni modelli matematici Ikeya ed il suo collega S. Takaki hanno messo a punto delle simulazioni che confermano la maggior elevazione del campo elettrico (dell'ordine di 4000 V/m per una faglia di 10 km di lunghezza percorsa da onde S nel tempo di un 1 sec) nella fase pre-sismica piuttosto che in quello del rilascio energetico del parossismo tellurico.

E' ciò che Ikeya e Takaki hanno poi inquadrato nel Dark Discharge Model (modello della scarica scura).

Si tratta di un meccanismo in cui gli elettroni liberi presenti nell'aria, in presenza di un campo elettrico d'intensità ottimale sarebbero accelerati dai segnali EM transitori prodotti nelle fasi pre-sismiche. Si creerebbe così una scarica a valanga con emissioni luminose anche di notevole intensità. D'altro canto, parte della radiazione luminosa sarebbe di tipo UV: essa ionizzerebbe altre molecole di gas neutro aumentando ancora la quantità totale di elettroni liberi.

I calcoli fatti da Ikeya e Takaki indicano che le luminosità dovute alle dark discharges assumerebbero soprattutto due forme: emisferica, con espansione puntiforme dal terreno verso una fase finale più in alto, oppure sferica.

I tipi di gas potenzialmente disponibili in questo meccanismo, tuttavia, non rendono semplice spiegare le colorazioni rossastre delle EQL spesso segnalate. L'ipotesi presentata è quella che il colore rosso sia dovuto ad un'interazione fra particelle di argon con quelle derivanti dal decadimento del radon.
Oltre alle EQL, tuttavia, i fenomeni atmosferici anomali pre-sismici comprendono pure le EQC e le EQF. Lo studioso giapponese C. Kagito nel 1980 dedicò un intero libro all'argomento delle nubi sismiche.
Anche in questo caso il modello proposto è quello degli aerosol carichi elettricamente, che giunti in atmosfera agirebbero come nuclei di aggregazione per le molecole di vapore. Un processo simile potrebbe essere mediato dai SEMS, che hanno la capacità di elettrificare e di aggregare polveri e vapore acqueo.
Ikeya ha testato il suo modello per le EQC in laboratorio (la procedura è descritta nella disamina di Silvestri) ottenendo buoni risultati, ma ahimé usando campi assai più intensi di quelli attesi in occasione di un terremoto.
Infine, molti altri fenomeni anomali pre-sismici - dai suoni a bassa frequenza uditi prima dell'arrivo della scossa, a difficoltà ad accendere delle candele, a difetti di funzionamento di termometri a mercurio, a smagnetizzazione temporanee di materiali magnetici, ad accensioni di lampade fluorescenti e di vari tipi di elettrodomestici, a disturbi nella ricezione radio-televisiva, parlano tutti con evidenza più o meno grande della presenza di forti campi elettrici.
La sintesi di Silvestri si conclude con uno stato dell'arte dell'impiego in Giappone di vari tipi di animali quali sentinelle anti-sismiche. Una disciplina ancora giovane e dai risultati contraddittori.
E' ormai assodato che prima e durante gli eventi sismici ci sono variazioni minime del campo magnetico terrestre locale ma pure - assai più intense - di quello elettrico. Il problema più grave di tutta la questione è costituito dalla comprensione dei meccanismi, forse concorrenti tra loro, che permettono l'instaurarsi dei SEMS. La strada più promettente, visto che le variazioni pre-sismiche di campo magnetico sono trascurabili è quella legata alle variazioni del campo elettrico.
Il monitoraggio dello spettro EM ha permesso di capire che i prodromi del terremoto generano disturbi dalle ELF sino alle VHF, ma per ora lo stato delle conoscenze non consente di discernere le inteferenze EM di questo tipo da quelle dovute ad esempio a fronti temporaleschi o ad eventi di altro tipo.
In altri termini, per ora latitano i "marcatori" in grado di permettere un riconoscimento di questo genere.

domenica 13 gennaio 2008

AGGIORNATO IL SITO WEB DEL COMITATO ITALIANO PER IL PROGETTO HESSDALEN

Con la pubblicazione di tre lavori è stato aggiornato il sito web del Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen

http://www.itacomm.net/PH

Massimiliano Di Giuseppe, Ferruccio Zanotti e Romano Serra
HESSDALEN 2003: LUCI MISTERIOSE IN NORVEGIA
Abstract: Nel settembre 2003 un gruppo di astrofili di Ferrara unitamante a Romano Serra, Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna, raggiungono la valle norvegese di Hessdalen, dove da alcuni anni già opera il Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen in stretta collaborazione con il Project Hessdalen di Erling Strand e Bjørn Gitle Hauge. Il gruppo ha modo di compiere varie serate di osservazione sia oculare, sia fotografica e con videocamere. Il risultato è una serie di osservazioni e documentazione video fotografica in particolar modo dei cosiddetti "mini flash", attestati anche da vari racconti testimoniali

Andrea Zucchini
CONSIDERAZIONI SULLE ORIGINI DEI FENOMENI ELETTROMAGNETICI IN ATMOSFERA
Abstract: L’articolo analizza sinteticamente campo magnetico terrestre, campo magnetico interplanetario, vento solare e conducibilità anomala legata alla struttura tettonica terrestre e propone che l’interazione di alcuni di questi elementi possa costituire una possibile sorgente d’energia per i fenomeni elettromagnetici anomali in atmosfera.
Una breve considerazione conclusiva è dedicata all’aspetto statistico per il quale è necessario ripristinare un’acquisizione sistematica dei dati e una loro pubblicazione e viene proposto un metodo d’analisi di nome Paradigma Hessdalen

Massimo Silvestri
MOTOJI IKEYA: EARTHQUAKES AND ANIMALS
SINTESI ANALITICA
Abstract: Contrariamente a quanto si potrebbe desumere dal titolo, Ikeya non analizza solamente il legame che intercorre fra inquietudine animale e terremoti, ma tenta di esplorare e di comprendere tutti quei fenomeni geofisici e mutamenti ambientali che si suppone legati all’arrivo di un sisma.
“Earthquakes and animals” fornisce una visione sullo stato attuale di conoscenza nei confronti dei precursori sismici e rappresenta inoltre una valida lettura per chi si interessa di Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera.

I tre lavori sono la versione integrale in italiano dei lavori pubblicati sui Proceedings dell'International Project Hessdalen Workshop 2006

http://www.ciph-soso.net/SOSO/IPHW2006.html

FERRUCCIO ZANOTTI, MASSIMILIANO DI GIUSEPPE AND ROMANO SERRA
MINI FLASH-LIGHTS DURING HESSDALEN MISSION (pp.142-143)

ANDREA ZUCCHINI
CONSIDERATIONS ON THE ORIGINS OF THE ANOMALOUS ELECTROMAGNETIC PHENOMENA IN ENVIROMENT (p. 96)

MASSIMO SILVESTRI
EARTHQUAKES AND ANIMALS: FROM FOLK LEGENDS TO SCIENCE, BY MOTOJI IKEYA (pp. 138-141)

martedì 1 gennaio 2008

UN POSSIBILE CRATERE DA IMPATTO PER L'EVENTO "TUNGUSKA" DEL 1908

Strettamente collegato ai fenomeni che intendiamo seguire (Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera) l'evento "TUNGUSKA" da un secolo esatto sollecita l'interesse dei ricercatori, dagli appassionati di cose astronomiche agli amanti delle speculazioni scientifiche.
Il collegamento s'incentra particolarmente nei fenomeni collaterali provocati da questo oggetto alla sua entrata in atmosfera: luminosità diffuse, tracciati sismici alterati, ecc. Il tutto testimoniato da report scientifici e da occasionali spettatori dell'evento, nonostante la località deserta ove avvennero i fatti primari.

Riscoperto alla scienza dopo anni di oblio nelle cronache mediatiche, da oltre un decennio l'attenzione all'evento è cresciuta soprattutto nella prospettiva delle ricerche sugli impatti tra piccoli corpi cosmici e pianeti, Terra compresa.

Ricercatori italiani seguono con attenzione gli sviluppi di queste ricerche ed alcune volte hanno organizzato missioni esplorative di ricerche. Primi tra tutti il prof. Giuseppe Longo che è anche fra gli autori dell'articolo "A POSSIBLE IMPACT CRATER FOR THE 1908 TUNGUSKA EVENT" al quale indirizziamo gli interessati.

Buona lettura.

SPRITES DEL 5 SETTEMBRE 2007 TROVATA UN'ALTRA OSSERVAZIONE

Ad una periodica verifica del materiale documentario registrato dallo Smart Optical Sensors Observatory, in questi primi sei mesi di attività, è emersa un'altra osservazione strumentale, sfuggita a suo tempo in merito alla osservazione di "sprites".
L'intera documentazione, aggiornata è visibile sul sito CIPH-SOSO alla voce SPRITES 5 SETTEMBRE 2007.

sabato 29 dicembre 2007

SMART OPTICAL SENSORS OBSERVATORY: REGISTRAZIONE DI UN BOLIDE M-7


Con il miglioramento delle condizione meteo sul sito dove è allocato lo Smart Optical Sensors Observatory, sono riprese le registrazioni di eventi in atmosfera nel contesto dei test di prova della strumentazione.
Oltre a meteore, satelliti artificiali, sprites ed altro, come documentato su CIPH-SOSO - vedi per quanto riguarda meteore particolarmente luminose e bolidi - .
E' del 28 dicembre la registrazione di un bolide valutabile a magnitudine -7, lento, con scia e flare finale.

Il video è liberamente visionabile

mercoledì 26 dicembre 2007

ANCORA TLE SUL MEDITERRANEO NELLA SECONDA DECADE DI DICEMBRE

Mentre, sul Mediterraneo orientale, la campagna 2007-2008 in pieno svolgimento del progetto israeliano ILAN (che avevamo segnalato qui) ha registrato un nuovo sprite la sera del 19 dicembre u.s. da Tel Aviv (si veda l'immagine qui), anche sul Mediterraneo occidentale la stagione non sembra essere ancora terminata.

Alcuni temporali generati da un'area fredda in posizione utile hanno permesso alle stazioni francesi Eurosprite dei Pirenei e di Tolosa di riprendere diversi sprites, halos e elves nelle notti fra il 16-17 e fra il 17 e il 18 dicembre. Tra l'altro, alcuni sprites assai deboli, che presumibilmente sarebbero sfuggiti ai sistemi automatici in quanto al di sotto della soglia di rilevamento, sono invece stati ripresi perché la registrazione era stata attivata dal lampo del fulmine matrice. Un elenco di quanto osservato e diverse immagini sono reperibili sul blog di quel progetto (qui).

sabato 22 dicembre 2007

SUPER-AURORE A BASSE LATITUDINI NEL PASSATO DEL GIAPPONE

Pur risalente a tre anni fa, un articolo di tre studiosi giapponesi disponibile all'url:

http://www.terrapub.co.jp/journals/EPS/pdf/2004e/5612e041.pdf

presenta per noi notevole interesse.

Si tratta di "Understanding the 'SEKKI' phenomena in Japanese historical literatures based on the modern science of low-latitude aurora", uscito alle pp. e41-e44 del n. 56 del 2004 della rivista Earth Planets Science. Gli Autori sono Yoh Nakazawa, insegnante di scuola superiore, Toshimi Okada, della Facoltà d'Ingegneria dell'Università della Prefettura di Toyama e Kazuo Shiokawa, del Laboratorio per l'ambiente terrestre-solare dell'Università Nagoya.

Sebbene per il Giappone siano note numerose aurore spettacolari osservate alle latitudini più elevate, il fenomeno si è verificato in località poste assai più a sud sia in tempi recenti sia, con effetti vistosissimi, nel passato anche remoto.

A questo proposito, gli Autori hanno preso in considerazione le descrizioni letterarie disponibili meglio utilizzabili a fini analitici circa un fenomeno che in giapponese è denominato sekki, ossia "aria rossa". Sono stati valutati in modo particolare sedici episodi di sekki verificatisi fra il 1150 ed il 1859. In essi si verificarono manifestazioni luminose ionosferiche spettacolari a latitudini comprese fra 36.6° e 34.2° (per intendersi, sino ad un'altezza pari a quella della Tunisia centrale).

Dopo una valutazione delle caratteristiche fenomenologiche e delle relative estrapolazioni in termini di emissioni atomiche in funzione dei colori prevalenti e di effetti percepiti dai testimoni, lo studio si sofferma ancora di più su due eventi, ricchi d'insegnamenti in modo speciale, verificatisi nel 1204 e nel 1770.

La conclusione è che queste antiche descrizioni fatte da eruditi locali si riferiscono davvero a casi di eccezionali aurore visibili a latitudini insolite. Dunque, la prosecuzione odierna delle misurazioni di osservazioni analoghe sul territorio giapponese dovrebbe essere importantissima per lo studio di meccanismi magnetosferici specifici per queste occasioni.

Il fenomeno delle aurore a latitudini basse è naturalmente di particolare rilievo anche per un Paese come l'Italia, il cui territorio si estende in lunghezza verso sud fin quasi a 36.5° di latitudine. Purtroppo, finora nessun geofisico ha realizzato un catalogo delle aurore osservate da noi nel passato lontano o in quello recente.

mercoledì 19 dicembre 2007

MATTEO LEONE INTERVIENE SULLE TRIANGOLAZIONI EFFETTUATE AD HESSDALEN IL 7 AGOSTO 2002

Continua il dibattito tra gli studiosi coinvolti a vario titolo nella missione effettuata ad Hessdalen nell’agosto 2002 (Massimo Teodorani, Gloria Nobili, Matteo Leone, Marsha Adams ed altri).
Questa volta, con il saggio "On a Triangulation of an Alleged Hessdalen Light", pubblicato sul sito del CIPH-SOSO all’url:



è il ricercatore Matteo Leone a rispondere al lungo articolo della ricercatrice americana Marsha Adams "Characteristics of the August 7, 2002 recurring Hessdalen Light determined by video and triangulation" contenuto alle pp. 107-133 dei "Proceedings dell’International Project Hessdalen Workshop" pubblicati all’inizio dell’autunno scorso. Lo studio di Adams verte sulle caratteristiche della registrazione a suo tempo effettuata da Massimo Teodorani.
Adams aveva sostenuto che sia M. Leone sia M. Teodorani avevano ragione circa la natura dei fenomeni luminosi in discorso.

Secondo le sue analisi, infatti, si può supporre che i due abbiano osservato luci differenti: il primo, dei fari d’automobile; il secondo, un vero HP (fenomeno di Hessdalen), fotografato da M. Teodorani, che ne ricavò anche lo spettro.
M. Leone ribadisce ora che sia i dati video sia quelli ottici ottenuti il 6-7 agosto del 2002, sia quelli ricavati il 15 agosto 2002 mediante triangolazione confermano l’ipotesi che i fenomeni di quell’estate possono ricondursi a fari di automobili, sostenendo anzi che lo studio di M. Adams è stato assai utile per individuare la stradina di campagna su cui probabilmente transitavano i veicoli responsabili di quelle registrazioni.


Entrambi gli articoli mettono in risalto in modo indiretto i problemi metodologici nella raccolta di certi dati relativi ad eventi dalla vita assai breve come Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera - FLTA - in particolare le difficoltà nel collaudare un metodo per la raccolta dei dati ottici (questione messa in luce anche da un articolo, pubblicato sul sito CIPH, del ricercatore Michele Moroni: "About the Hessdalen debate", 2003 ), la mancanza di una vera e propria triangolazione e la difficoltà di ottenere un dibattito "educato" secondo i canoni delle convenzioni scientifiche.
Quanto sopra ha forse contribuito a creare difficoltà supplementari e a non far intravedere una soluzione univoca per il complicato dibattito.

Ne risulta ancor più confermata l’esigenza di registrare certi eventi FLTA attraverso un insieme di strumenti operanti nelle più varie gamme dello spettro elettromagnetico per ottenere dati seriamente correlabili.
Il CIPH deve comunque ringraziare M. Adams ed M. Leone per aver ricondotto la discussione precedente (vedi: "CIPH Forum ICPH") nei giusti binari .

(Redazione: Renzo Cabassi, Nico Conti, Giuseppe Stilo)

lunedì 17 dicembre 2007

ANALISI DELL'OSSERVAZIONE DI UN PRESUNTO UAP (FENOMENO AEREO NON IDENTIFICATO) SULL'AEROPORTO O'HARE DI CHICAGO, 7 NOVEMBRE 2006

In un post del 16 novembre questo blog si era già occupato del NARCAP (National Aviation Reporting Center on Anomalous Phenomena), associazione americana il cui direttore di ricerca è lo psicologo Richard F. Haines.


Scopo del NARCAP è quello di raccogliere dati di alta qualità provenienti dal mondo aeronautico su osservazioni fatte da aeromobili in volo circa presunti Fenomeni aerei non identificati (UAP).

Al momento il NARCAP è - forse - la sola organizzazione privata che pone al centro della sua attività la messa a disposizione di dati ed informazioni su osservazioni UAP con standard qualitativi conformi alle aspettative di ricerca del CIPH.

Il più recente fra i "Technical Reports" del NARCAP è il n. 10 della serie. Esso riguarda l'osservazione ottica di un presunto UAP di forma rotonda, di colore grigio, dall'aspetto metallico e roteante su se stesso, fatta da parecchie persone fra cui tecnici aeronautici di varie compagnie aeree da punti diversi dell'aeroporto internazionale "O'Hare" di Chicago a partire dalle 16.15 del 7 novembre 2006. Secondo le stime del rapporto l'UAP si sarebbe trovato a non più di 650 m di quota.

Lo studio, coordinato da Richard Haines insieme a K. Etishof, D. Ledger, L. Lemke, S. Maranto, W. Puckett, T. Roe, M. Shough ed R. Uriarte, s'intitola Report of an Unidentified Aerial Phenomenon and its Safety Implications at O'Hare International Airport on November 7, 2006, è lungo 155 pagine, è datato 9 marzo 2007 ma è stato reso soltanto alla fine di luglio.

Potete scaricarlo a questo indirizzo:

http://www.narcap.org/reports/010/TR10_Case_18a.pdf

Le conclusioni del lavoro sono che un oggetto fisico in apparenza di consistenza solida si è librato su alcuni edifici aeroportuali per almeno dieci minuti senza che fosse rilevato dai radar delo scalo. E' questa mancata rilevazione radar dell'UAP in concomitanza ad avvistamenti ottici fatti da personale aeronautico e da altri testimoni che si trovavano in punti diversi dello scalo che lo fa considerare al NARCAP "una precisa minaccia potenziale per la sicurezza dei voli".

Il rapporto offre una serie di calcoli dai quali si deduce che l'UAP doveva presentare un'elevata densità energetica, al punto da "forare" le nubi sopra di esso quando le attraversò innalzandosi. Dato che la stima del diametro dell'UAP è di 6,8 m, la potenza che sarebbe stata necessaria per l'evaporazione delle particelle d'acqua di una colonna di nubi di 300 m in un secondo, assunta una velocità di spostamento dell'UAP di 300 m/s, è pari a circa 100 MW. Al confronto, il consumo energetico di un aereo di linea B-747 che voli a 0,9 Mach è di circa 60 MW.

In teoria uno degli apparati radar in funzione presso l'aeroporto (un ASR9 ORD-1) avrebbe dovuto rilevare l'UAP ma così non è stato. Sono peraltro note dal passato numerose testimonianze di piloti in volo circa una contemporanea rilevazione ottica di UAP senza che i radar dei loro aerei registrassero alcun target. Queste caratteristiche di mancata radarabilità e dunque di difficoltà nell'organizzare una risposta rapida ed efficace da parte del personale fanno concludere al NARCAP che osservazioni come questa dovrebbero indurre i vari organismi competenti a compiere un'inchiesta indipendente sulle capacità di rilevare una gamma di fenomeni elettromagnetici assai più ampia di quella che è possibile rilevare adesso.

sabato 15 dicembre 2007

MISCELLANEA - DICEMBRE 2007

Scoperta la fonte energetica delle aurore boreali: le "funi magnetiche"



Un gruppo di scienziati dell’Università della California di Los Angeles che ha come principal investigator Vassilis Angelopoulos, ritiene di aver scoperto la fonte energetica all’origine degli spettacolari colori che presentano le aurore boreali.

I risultati dello studio sono stati presentati l’11 dicembre 2007 nel corso del convegno della American Geophysical Union svoltosi a San Francisco.

Nuovi dati raccolti dalla Missione Themis della NASA (http://www.nasa.gov/mission_pages/themis/main/index.html), che ha il suo elemento più vistoso nel quintetto di satelliti THEMIS lanciati l’inverno scorso, mostrano che l’energia proviene da un peculiare flusso di particelle cariche provenienti dal Sole, che fluisce come una corrente attraverso le circonvoluzioni del campo magnetico che collega l’alta atmosfera terrestre al Sole, collegandole.

L'evento determinante è stato la sub-tempesta magnetica scatenatasi il 23 marzo scorso sul Canada e sull'Alaska. Le aurore conseguenti furono riprese da una rete di stazioni di supporto a terra mentre i THEMIS dall'alto registravano flussi di particelle e campi. L'altissima velocità di allargamento delle aurore (15 gradi di longitudine in meno di un minuto) e l''energia emessa in due ore - cinquecentomila miliardi di J - hanno sorpreso anche i ricercatori.
La fonte di questa energia sta nelle "funi magnetiche" che collegano direttamente l'alta atmosfera al Sole. Di esse i THEMIS hanno scoperto l'evidenza. Queste "funi" sarebbero strutturate appunto in un modo simile alle corde marinaresche.

Anche se gli scienziati già sospettavano l’esistenza di queste specie di “cicatrici” del campo magnetico che forniscono l’energia delle aurore, il fenomeno non era stato confermato fino al 20 maggio del 2007, quando i satelliti hanno realizzato la prima carta della struttura di una di esse a circa 65000 km dalla Terra, ossia nella magnetopausa.

[fonti: NASA Spacecraft Make New Discoveries about Northern Lights, 11 dicembre 2007, http://science.nasa.gov/headlines/y2007/11dec_themis.htm; Energy source of Northern Lights found, Associated Press, 11 dicembre 2007, http://news.yahoo.com/s/ap/20071211/ap_on_sc/northern_lights]







Continuano le registazioni di sprites: il turno di Israele


Nonostante l'autunno sia ormai avanzato continuano le registrazioni video di allarmi causati da sprites. Stavolta è il caso di Israele, dove i fenomeni sono stati rilevati il 4 ed il 5 dicembre a Gerusalemme ed il 9-10 dicembre a Tel Aviv ad opera delle strumentazioni del Progetto ILAN (Imaging of Lightning And Nocturnal flashes), nelle cui fila opera tra gli altri il prof. Colin Price, docente di geofisica e scienze planetarie all'Università di Tel Aviv.
Sono stati registrati sette sprites nel primo periodo e quattro nel secondo.

[fonte: ILAN, Imaging Of Lightning And Nocturnal flashes, Irael Sprites Campain Project, 11 dicembre 2007, http://geophysics.tau.ac.il/personal/ILAN/]

Questo post è stato realizzato con la stretta collaborazione di niconti.

lunedì 10 dicembre 2007

RADIOATTIVITA' NATURALE E IONOSFERA NELLO STUDIO DEI PRECURSORI SISMICI

Nel numero 20 del vol. 88 del 15 maggio 2007, pp. 217-218, la rivista EOS dell’American Geophysical Union ha pubblicato "Natural Radioactivity, Earthquakes and the Ionosphere", un articolo del geosisico russo Sergey Alexander Pulinets, che peraltro nel 2004 aveva già dato alle stampe per le edizioni Springer il volume "Ionospheric precursors of earthquakes" insieme a Kirill A. Boyarchuk.
L’Autore ricorda che la ionizzazione dell’aria prodotta dalla radioattività naturale del terreno soprattutto a causa del radon che emana dalla crosta terreste è la fonte principale per la presenza di ioni nello strato limite planetario (PBL).
Questi ioni sono responsabili della conducibilità dell’aria - in condizioni di tempo sereno - nelle correnti elettriche verticali del circuito elettrico globale (GEC).
Il GEC è un sistema di correnti elettriche stazionarie che si producono fra il suolo e la ionosfera, indotte dall'attività temporalesca globale.
Questa attività può essere considerata come un generatore elettrico della differenza di potenziale tra suolo e ionosfera (200-600 kV) in cui la corrente di ritorno verso il basso chiude il circuito nelle zone di tempo sereno.
Il limite superiore di altezza di questo circuito è di 60 km.
Più in alto, infatti, sono i raggi cosmici e la radiazione solare a contribuire alla ionizzazione dell'aria.
I processi che si verificano nello strato limite planetario sono di grande rilievo per l’elettrodinamica atmosfera-ionosfera perché più del 70% della resistenza della colonna d’aria dell’atmosfera dipende proprio dal PBL.
E' risaputo che l’inquinamento atmosferico ed ulteriori alte concentrazioni di aerosol (tempeste di polvere, eruzioni vulcaniche, nebbia, ecc.) possono aumentare la resistenza elettrica della colonna d’aria sino a parecchie volte.
Un tentativo di misurare gli effetti di questi eventi nella ionosfera era già stato descritto da S.A. Pulinets & Altri nel 2000.
Le aree sismiche attive erano state considerate come una delle possibili fonti di certe variazioni ionosferiche anomale e l’emissione di radon ne era stata identificata come la fonte principale.
In questo articolo S.A. Pulinets intende dimostrare come le irregolarità locali di grande portata nella conducibilità dell'aria prodotta dalla radioattività naturale possono produrre nella ionosfera irregolarità attraverso accoppiamento, nel più vasto quadro del modello GEC.
L'Autore fa notare come ormai siano centinaia le pubblicazioni che fanno riferimento all’aumento della concentrazione di radon in vicinanza di faglie tettoniche attive già alcune settimane prima di forti eventi sismici.
La ionizzazione dello strato atmosferico più vicino al suolo, prodotta dal radon, ha due conseguenze principali: 1) dopo una serie di reazioni chimiche gli ioni che si sono formati diventano il centro di condensazioni d’acqua; 2) a causa della presenza di così tanti centri di condensazione, il potenziale chimico dei grappoli di ioni formatisi si modifica. Conseguenza dei due effetti è che le anomalie termiche possono essere utilizzate quali indicatori dell’accresciuta emanazione di radon.
Grazie ai dati satellitari, secondo l’Autore, è chiaro perché non si sia riusciti ad utilizzare come precursori sismici le misurazioni del radon al suolo.
Il monitoraggio satellitare mostra le migrazioni spazio-temporali delle variazioni del radon.
La sua presenza non è legata per forza all’epicentro di un terremoto.
Per mezzo dei satelliti, invece, è possibile osservare anomalie in un’area assai più vasta, ossia nella cosiddetta area di preparazione del terremoto, che per i terremoti di magnitudo maggiore si estende per diverse centinaia di migliaia di km2.

Soprattutto si deve sottolineare che nei più recenti terremoti di grande intensità sono state registrate anomalie termiche prima delle scosse sismiche, a prova che la variazione del radon è davvero un precursore.
Il potenziale della ionosfera cresce sopra l’area di preparazione del terremoto e crea una differenza di potenziale orizzontale, mentre una zona ionosferica non disturbata si presenta al di fuori dell’area modificata.
Queste anomalie termiche hanno dimensioni di grande rilevanza e non possono essere confuse con altre dovute a cause differenti.
Un esempio di questo fenomeno, il cui meccanismo geofisico S.A. Pulinets dettaglia, è stato osservato, ad esempio, nel grande terremoto di Sumatra del 26 dicembre 2004.
Due giorni prima della scossa principale si sono notate anomalie registrate dalla rete di ricevitori GPS della zona.
Inoltre gli strumenti del satellite francese DEMETER hanno registrato i dati della distribuzione spaziale della concentrazione di ioni sei giorni prima dell'ulteriore terremoto di Sumatra del 28 marzo 2005.
I grafici presentati nell’articolo di S.A. Pulinets mostrano un aumento pronunciato dell'anomalia equatoriale ad est dell’epicentro del terremoto, con la cresta a sud dell’anomalia più pronunciata.
Le rilevazioni trasposte sotto forma di grafico mostrano bene le bolle di plasma nella cresta, ad ulteriore indicazione dell’anomalia equatoriale.
Al variare delle strutture geologiche varia anche la concentrazione locale del radon.
A volte la modificazione della concentrazione del radon non sarà sufficiente a creare modificazioni rilevanti e su vasta scala nella ionosfera.
Semmai, si osserveranno "scintillazioni" della resistenza della colonna d’aria e corrispondenti variazioni regionali si noteranno nella ionosfera.
Studi sulle correlazioni tra le registrazioni GPS hanno portato S.A. Pulinets a descrivere nel 2006 il fenomeno della crescita del coefficiente di correlazione della variabilità delle condizioni ionosferiche durante i periodi di disturbi magnetici intensi.
Però prima dei sismi il coefficiente di correlazione cala di colpo per un diametro di circa 700 km intorno agli epicentri.
Da qui la formulazione di uno speciale indice di variabilità ionosferica che dovrebbe essere sensibile alle variazioni pre-sismiche ma non a quelle causate dalle tempeste magnetiche.
S.A. Pulinets conclude che le tecnologie satellitari, la mappatura della ionosfera con l’uso di satelliti che impiegano topside sounder per la misurazione delle concentrazioni di ioni guardando "da sopra", i GPS per il contenuto totale di elettroni (TEC) e l’adozione di sensori remoti per le anomalie termiche hanno permesso di chiarire le caratteristiche morfologiche e statistiche dei precursori ionosferici.
Sempre più scienziati sono coinvolti in questi studi e paesi come la Cina, la Francia, l’Italia, il Messico, la Russia, l’Ucraina e gli Stati Uniti stanno lanciando satelliti destinati alla ricerca dei precursori sismici ionosferici.
L'Autore non esclude che presto queste tecniche di predizione dei terremoti possano diventare altrettanto diffuse degli attuali sismografi.

Pulinets, Sergey Alexander, "Natural Radioactivity, Earthquakes, and the Ionosphere", EOS, Transactions American Geophysical Union, n. 20, col. 88, 15 maggio 2007, pp. 217-218 (disponibile in: http://www.agu.org/pubs/crossref/2007/2007EO200001.shtml).

sabato 8 dicembre 2007

EMISSIONI VLF NEI TLE (TRANSIENT LUMINOUS EVENTS): UNA TESI DI DOTTORATO

Sul sito del Dipartimento di Fisica della Facoltà di astrofisica e fisica spaziale dell'Università di Creta - Heraklion, all'url:

http://cal-crete.physics.uoc.gr/VLF-sprites/files/Mika-thesis-2007.pdf

è disponibile il testo completo di una tesi di dottorato del maggio 2007, opera di Agnes Mika. Si tratta di Very Low Frequency EM Wave Studies of Transient Luminous Events in the Lower Ionosphere, lavoro di ben 241 pagine.

Dopo aver analizzato le difficoltà generali per la ricerca sui TLE, in primis la loro natura non lineare e la vita assai breve (un massimo registrato di 250 ms), Mika nota che alcune domande importanti su di essi rimangono ancora senza risposta.

Lo studio dell'Autrice è volto ad apportare nuove conoscenze sulla fisica dei TLE ed in modo speciale su ciò che concerne i processi di accoppiamento elettrico fra la troposfera - dove si manifestano i fulmini - e l'alta atmosfera, dove appaiono i TLE.

Il lavoro di Mika è consistito soprattutto nell'analisi dei segnali EM emessi dalle più potenti stazioni trasmittenti nella gamma VLF (3-30 kHz) sparse nel mondo. Le registrazioni ad alta risoluzione ottenute dai ricevitori più avanzati, posizionati a Creta ed in Francia, contemporanee all'analisi dell'attività ceraunica e di quella TLE, hanno permesso di studiare gli effetti dei campi elettrici indotti dai fulmini sulla bassa ionosfera, cosa che ovviamente ha conseguenze sulla propagazione VLF.

Ecco alcuni degli esiti:

1) è stata stabilita l'esistenza di un rapporto diretto tra sprites ed eventi VLF precoci. Ciò ha fornito l'evidenza necessaria per provare un incremento della densità elettronica dello strato D della ionosfera durante gli sprites, a conferma delle previsioni teoriche circa la presenza di scariche disruptive nell'aria indotte dai fulmini ed anche della ionizzazione dell'alta atmosfera;

2) altre rilevazioni circa il legame tra sprites e le scariche positive nube-suolo che ne sono causa hanno fatto scoprire che c'è un 30% di sprites che si manifestano con un ritardo particolarmente lungo (fra i 30 ed i 220 ms) rispetto alla scarica. Ciò suggerisce che correnti continue di lunga durata giochino un ruolo chiave nell'accumulo di forti campi quasi-elettrostatici (QE) nell'alta atmosfera e nella bassa ionosfera, campi che poi causeranno gli sprites.

Un'altra parte dello studio di Mika è stato dedicato al ruolo che i fulmini nube-nube possono avere nel processo generativo dei TLE.

In questo caso sono state effettuate registrazioni VLF ad ampio spettro accompagnate dalla detezione di dati sulle scariche infranuvole. Le previsioni sono state confermate. Le scariche di questo genere influenzerebbero la redistribuzione delle cariche modulando così intensità e durata dei campi mesosferici QE che producono gli sprites. Addirittura, le scariche infranuvole sarebbero decisive nel dare forme speciali agli sprites, "a carota" oppure "a colonna". Secondo Mika è probabile che queste scariche facciano sì che i campi QE dell'alta atmosfera eccedano la soglia necessaria per le scariche disruptive per durata e dimensioni spaziali maggiori nel caso degli sprites "a carota" rispetto a quelli "a colonna".

L'acquisizione di maggior rilievo è però rappresentata dal fatto che lo studio delle perturbazioni VLF precoci connesse agli sprites ha portato alla scoperta di una nuova categoria fenomenica di eventi VLF, per i quali è stato proposto il nome "precoci/lenti", caratterizzati da un periodo di insorgenza assai lungo (fino a 2,5 s circa), contrapposti agli eventi "precoci/rapidi" che raggiunono la massima intensità in meno di 50 ms.

Il meccanismo proposto per rendere conto di questa lentezza postula un processo di accumulo graduale di ionizzazione secondaria causato dagli effetti sugli elettroni degli impulsi elettromagnetici (EMP) prodotti dagli sprites irradiati verso l'alto dai canali dei fulmini infranuvole. L'ipotesi appare sostenuta dall'identificazione di attività VLF sferiche di tipo esplosivo legate alle scariche infranuvole che si verificano nei temporali apportatori di sprites. Queste attività sono concomitanti alla fase di crescita degli eventi precoci/lenti.

Inoltre, un esame delle osservazioni di elves fatte sia da terra sia da satelliti, insieme a registrazioni VLF simultanee, ha portato alla scoperta di perturbazioni VLF precoci legate agli elves. Si tratta di un'evidenza attesa da tempo a favore del prodursi di una ionizzazione nella parte superiore della regione D causata dagli EMP indotti dai fulmini che generano pure gli elves. Essa giunge a sostegno di teorie e simulazioni già esistenti.

Infine, Mika ha migliorato un modello numerico esistente in modo da simulare l'effetto scattering VLF a partire da un gruppo di strutture plasmatiche verticali corrispondenti al corpo degli sprites.
Alcuni test indicano che questo modello dovrebbe essere estensibile con facilità in modo da simulare delle perturbazioni VLF precoci captate da uno o più ricevitori.

giovedì 6 dicembre 2007

FULMINI GLOBULARI: SVILUPPI RECENTI IN LETTERATURA

Dal 1988, anno in cui si tenne il primo ISBL (International Symposium on Ball Lightning), giunto ora in vista della decima edizione, la letteratura scientifica sui fulmini globulari ha visto una crescita esponenziale sia per numero delle pubblicazioni, sia per complessità dei modelli e per le potenziali conseguenze sulla ricerca riguardo vari generi di Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera.

I russi sono sempre stati all'avanguardia nella fisica dei plasmi ed anche negli ultimi anni la loro presenza è rimasta determinante. Ai BL gli slavi hanno aggiunto numerosi interventi sui long-living plasmas (LLP).

Un controllo sui saggi recenti presenti in rete permette ora a secondo dei casi di scaricare i documenti full text o almeno gli abstract relativi a ventitré pubblicazioni apparse fra il settembre 2004 ed il settembre 2007.

Cominciamo con Physics World del maggio 2007, in cui Edward Cartlidge, news editor della rivista, alle pp. 35-38 con l'articolo "Seeking to solve the mystery of ball lightning" fa il punto sui più recenti tentativi di riprodurre e modellare il fenomeno in laboratorio, a cominciare dagli studi condotti dal fisico tedesco Gerd Fussmann e colleghi all'Istituto per la fisica del plasma di Monaco di Baviera ed alla Università Humboldt di Berlino. Si tratta di un modello basato sul plasma, cui Cartlidge affianca quello della rete di nanoparticelle che negli ultimi anni sta cercando di generalizzare il fisico russo Vladimir Bychkov. Allo stesso gruppo di studi appartengono le ricerche del chimico neozelandese John Abrahamson ed i tentativi, forse dall'esito più fortunato, di Eli Jerby e Vladimir Dikhtyar, che lavorano all'Università di Tel Aviv o quelli di altri studiosi brasiliani.

Uno dei problemi principali di questi modelli rimane la spiegazione di alcune delle proprietà fisiche più sconcertanti dei BL, quali la capacità, osservata in più occasioni, di attraversare i vetri o quella di muoversi controvento. Per far fronte a queste difficoltà si sono mossi - usando dei modelli che in sostanza si richiamano ad un'interpretazione elettrica del fenomeno - ricercatori come John Lowke, della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization di Sydney e Peter Handel dell'Università del Missouri, che ha elaborato la teoria del maser-solitone, fondata sugli effetti prodotti dalle onde stazionarie che si generano nelle emissioni di microonde che accompagnano i fulmini lineari. E' in quest'ottica che opera anche il giapponese Yoshi-Hiko Ohtsuki, della Waseda University, che peraltro si occupa molto di EQL e di precursori sismici.

Trovate l'articolo di Cartlidge all'url:

http://plasma.physik.hu-berlin.de/sonstiges/PWMay07ball-lightning

In relazione al lavoro del tedesco Gerd Fussmann e colleghi sopra accennato si può consultare ad esempio:

Versteegh, A., & Behringer K., & Fantz U., & Fussmann, G., & Juettner, B., & Noack, S., "Long-Living Plasmoids from a Water Discharge at Amospheric Pressure", in "Institut für Physik der Humboldt-Universität zu Berlin-Lehrstuhl für Experimentelle Plasma Physik Publikationen, PSST Paper", che porta la data del 30 settembre 2007. Lo trovate all'url:

http://plasma.physik.hu-berlin.de/publications/psst_paper_20070930.pdf

Gli studi di laboratorio condotti grazie ad una batteria di condensatori scaricata attraverso una superficie d'acqua hanno portato alla formazione di plasmoidi sferoidali dal diametro sino a 0,2 m e con vita media di alcune centinaia di millisecondi. I plasmoidi sono stati studiati con videocamere ad alta velocità, sonde elettriche, calorimetri e spettroscopi, risultando essere dei veri plasmi circondati da un involucro freddo. Nell'articolo sono descritti i metodi usati per stimare densità elettronica, temperatura elettronica e delle particelle neutre. La fonte principale di radiazione visibile è stata rilevata in emissioni nella banda della molecola dell'idrossido di calcio. Come fonte di tale emissione gli studiosi propongono una reazione di chemioluminescenza tra i prodotti di dissociazione dell'acqua ed il calcio dissolto.

Quanto alla "pellicola" fredda del plasmoide essa consiste di un doppio strato elettrico che potrebbe attribuirsi alla forma caratteristica "a palla" (che però non è una costante nella manifestazioni fenomeniche dei BL).

Vladimir K. Ignatovich, che lavora presso il Laboratorio di fisica dei neutroni dell'Istituto per la ricerca nucleare di Dubna, in Russia, il 27 gennaio 2006 ha pubblicato su Physics "A model of the ball lightning", che si può leggere qui:

http://arxiv.org/PS_cache/physics/pdf/%200601/0601127v2.pdf

L'Autore suppone che i BL siano l'onda d'urto di un'esplosione puntuale "congelata" dalle forze di elettrostrizione della forte scarica laser interna. Sono presenti anche dei calcoli sulla vita media dei BL fatti sulla base di una serie di parametri.

I fisici rumeni S. Mohorianu e P. Agop invece hanno fatto uscire nel Romanian Journal of Physics, vol. 52, n. 1-2 del 2007, pp. 131-136, lo studio di fisica matematica "Ball lighting as a self-organizing process of a Plasma-Plasma interface. A theoretical approach", che si trova all'url

http://www.nipne.ro/rjp/2007_52_1-2/0131_0137.pdf

I due lavorano nell'ambito di un'estensione del principio della relatività detto teoria della relatività di scala (su cui si può consultare ad esempio: http://luth.obspm.fr/~luthier/nottale/arIJMP2.pdf). Muovendosi nel quadro di un processo fisico auto-organizzativo suggerito da ricerche di laboratorio circa la formazione e le condizioni di stabilità delle configurazioni della carica spaziale macroscopica, gli Autori ritengono di poter desumere alcune proprietà dei BL: regimi d'oscillazione, isteresi, distribuzione del potenziale elettrico, campo e carica.

Passiamo adesso alla grande massa di contributi che continua a giungere da scienziati russi. Gli abstract di un primo gruppo contenuto nel fascicolo "Abstracts of the 12th Russian Conference on Cold Nuclei Transmutation ofChemical Elements and Ball Lightning (RCCNT&BL12)" tenutosi a Dagomys, presso Sochi, sul mar Nero, dal 16 al 19 settembre 2004, si trova all'url:

http://www.newenergytimes.com/%20Conf/RCCNTBL-12/RCCNTBL-12Abstracts.pdf

I. S. Aref'eva, della MNEPU, Università di scienze ambientali e sociali di Mosca, ha presentato una relazione intitolata "To the question on correctness of ball lightning observation conditions - Psychological aspects", in cui ha sottolineato che i fattori umani dell'osservazione casuale sono da considerarsi della massima importanza se si vogliono ottenere dati utili per la ricerca.

Vladimir L. Bychkov, con "Unipolar ball lightning" si era soffermato su uno dei suoi cavalli di battaglia, cioè quella secondo la quale i BL sarebbero una mescola di materiali diversi fortemente caricati dal punto di vista elettrico. A determinare i movimenti dei BL sarebbero i campi elettrici legati all'atmosfera e le cariche unipolari presenti durante le attività di fulminazione lineare.

Vladimir Bychkov, insieme a D. V. Bychkov ed a Yuri B. Sedov ha presentato anche "Some ball lightning observations", in cui si discutono i parametri da raccogliere con particolare cura nelle osservazioni di BL in modo da poterne discutere le proprietà.

V. S. Shcherback, in "Difficultly explained properties of ball lightning" si è soffermato sul modello del solitone per spiegare certe caratteristiche imbarazzanti dei BL come quella di manifestarsi entro locali completamente chiusi. Il problema posto è quello dell'alta densità di energia EM necessaria. Per ovviare l'Autore suggerisce che i BL siano in sostanza dei campi magnetici rotanti a velocità relativistiche.

I. G. Stakhanova, che lavora presso l'Istituto di geomagnetismo, per la ionosfera e la propagazione delle radioonde dell'Accademia delle scienze ha discusso su "Observed characteristics of the ball lightning" sia presentando una serie di dati circa parametri osservabili dai testimoni, sia soffermandosi sui fattori che possono influire sulle proprietà visibili ad occhio nudo.
Ancora Stakhanova, in "Electric manifestations of the ball lightning" esamina una base di dati di osservazioni di BL per ricostruirne le caratteristiche elettriche qualitative e quantitative.

A. Klimov, D. Baranov, D. Gavritenkov, B. Tolkunov ed N. Vystankin, tutti dell'Istituto delle alte temperature dell'Accademia delle scienze russa, in "Studies of vortex plasmoid physical properties" dedicano il loro studio alla chimica ed alla calorimetria dei plasmi costituiti dai BL, presentando anche degli esperimenti in cui vortici plasmoidali hanno rilasciato un'energia supplementare fino al 1800%.

A. I. Nikitin A. I., e T. F. Nikitina, dell'Istituto per i problemi dell'energia dell'Accademia delle scienze, in "New investigations of ball lightning" hanno discusso lo stato dell'arte della ricerca come emergeva dall'ISBL04.

A. I. Schedrin, dell'Istituto di Fisica ingegneristica di Mosca, in "Relativistic model of ball lightning" sostiene invece che il tradizionale modello del BL come plasma autoconfinato deve considerarsi ancora degno d'atttenzione. Egli tenta di spiegare il fenomeno usando sia la meccanica classica, sia l'elettrodinamica sia la relatività ristretta. Se questo modello si adeguasse alle caratteristiche reali dei BL, sostiene Shedrin, allora si potrebbero aprire grazie ad esso alcune applicazioni pratiche di tipo ingegneristico.

Per ultimi, A. N. Vlasov e D. A. Vlasov, con "Researching of energy transfer profiles from a linear lightning to ball lightning on model of induction discharge" forniscono un complesso modello di scarica toroidale da induzione monopulsata resa stabile da un vortice ad anello di gas. Gli Autori hanno condotto esperimenti di laboratorio ed hanno elaborato delle simulazioni al computer per mostrare come può avvenire il trasferimento di energia EM ai BL a partire da un fulmine lineare, sulla base del presupposto che la conducibilità dei plasmi che formano i BL sia grande a sufficienza.

La seconda tranche di articoli russi è assai recente. E' possibile accedere agli abstract cliccando su:

http://www.iscmns.org/iccf13/ICCF13_Abstracts

dove troverete il "13th International Conference on Condensed Matter Nuclear Science. Program& Abstracts", tenutosi a Sochi dal 25 giugno al 1° luglio 2007. Ecco una sintesi estrema delle comunicazioni d'interesse.

G. D. Shabanov, A. Krivshich, B. Yu. Sokolovsky ed O. M. Zherebetsov, in "The nature of Ball Lighting" hanno parlato della natura elettricamente negativa dei BL sviluppati in laboratorio - natura a loro avviso analoga a quella dei BL naturali - e dei meccanismi di formazione di essa a partire dalla scarica guida dei fulmini lineari.

D. V. Bychkov e V. L. Bychkov, con "Ball lightning observation properties (modern analysis)" hanno analizzato una raccolta di dati osservativi durata vent'anni per rivalutare parametri quali temperatura superficiale ed energia dei BL. Essi possono essere sia "tiepidi" sia caldi. E' esaminata alla luce di queste considerazioni anche l'osservazione di una serie di sfere luminose intorno al pantografo di un tram. Le proprietà più rare descritte nei BL per gli Autori richiedono comunque un'ulteriore raccolta dati.

Ancora V. L. Bychkov con "Unipolar ball lightning theory" ha parlato degli ultimi sviluppi del suo modello dei degli "oggetti luminosi a vita lunga" come corpi di forma sferica a carica unipolare immersi nel campo elettrico atmosferico. Sarebbe l'interazione fra l'elettricità temporalesca e vari generi di materiali oganici ed inorganici a fornire l'innesco per lo sviluppo delle cariche unipolari. Bychkov sta ora tentando di estendere il suo modello a vari tipi di cause geofisiche o dovute alla presenza di circuiti elettrici di costruzione artificiale.

Sempre i due Bychkov in "Modern realization of laboratory ball lightnings (modern analysis)" hanno riesaminato i vari tentativi di replicare i BL in laboratorio discutendo gli esperimenti fatti con scariche e getti gassosi, con scariche a vortice, con strutture polimeriche, con vari combustibili, ecc.

V. L. Bychkov, V. A. Kravitsky e V. V. Nizovtsev hanno presentato poi "Classical approaches to anomalous and geophysical phenomena" in relazione ai possibili legami fra BL, fenomeni simili ai BL e dinamiche geofisiche.

V. A. Biturin, V. Y. Velikodny, I. A. Samoulis, E. B. Kolesnikov e V. V. Popov, dell'Istituto di meccanica applicata dell'Accademia delle scienze con "Researches of interaction of Long-Living Plasma formations with supersonic stream and barrier" hanno discusso dei loro interessanti esperimenti per indagare le interazioni tra oggetti di plasma a vita lunga e flussi supersonici, ad esempio quelli formati da aria atmosferica e microgocce di elettroliti, che hanno condotto alla formazione di corpi sferici ed "a grani di rosario" che si sono staccati dalla scarica principale.

G. P. Schelnukov ed O. M. Olikhov nella comunicazione "Globe lightning modeling and applications" hanno discusso loro possibili, futuri esperimenti di laboratorio.

Da ultimi, A. I. Nikitin, A. M. Velichko e T. F. Nikitina, con "The possibilities for the formations of the ordered plasma structures in nature" hanno proposto un modello del BL come struttura eterogenea formata da un nucleo fortemente energetico contornato da un dielettrico esterno, con radiazione associata ad un'emissione di sincrotrone di elettroni relativistici.

Infine, un intervento di un Autore eterodosso. Si tratta di Edward H. Lewis, il cui sito Internet

http://cust38.metawerx.com.au/

contiene numerosi esempi di lavori su questioni controverse e che difficilmente troverebbero spazio in pubblicazioni mainstream. Si va dalla fusione fredda a teorie macroeconomiche. Tuttavia, il lavoro che si presenta, "Microscopic Ball Lightning" è stato accettato nei "Proceedings of the Ninth International Symposium on Ball Lighting, ISBL-06". Il simposio si è tenuto ad Eindhoven, in Olanda, dal 16 al 19 agosto 2006. E' soprattutto per questo che lo indichiamo con meno preoccupazioni.

Lewis si concentra sulla produzione di BL con diametro inferiore a 0,1 mm. Essi sono stati osservati in esperimenti di laboratorio sulle scariche elettriche e sull'elettrolisi. I micro-BL condividerebbero con le loro controparti naturali alcune curiose proprietà in parte già accennate, come quella di produrre fori nei materiali ed anche quelle della trasmutazione nucleare. Essi si raggrupperebbero, come i BL naturali, in catene e in anelli ponendo gli atomi in uno stato peculiare in cui fluttuerebbero, si muoverebbero e si organizzerebbero disperdendo nell'ambiente circostante quantità bassissime di energia termica. Lewis presenta diverse immagini di BL microscopici con lo scopo di descriverne il comportamento.

Trovate questo articolo all'url:

http://www.intenex.net/~elewis/lewispaper/%20lewis2006mbled3.pdf