E' in corso la raccolta di dati e un report è previsto nei prossimi giorni.
Presentiamo una sequenza di tre immagini


Le news del Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen/Smart Optical Sensors Observatory.
Alla fine di questa pagina: PERCORSO PER UN BLOG CIPH/SOSO SUI FENOMENI LUMINOSI TRANSITORI IN ATMOSFERA


Le manifestazioni di peculiari formazioni di nubi (EQC, Earthquake Clouds) o di nebbie (EQF, Earthquake Fogs) durante o subito prima lo scatenamento di alcuni eventi sismici costituiscono alcuni degli aspetti più sconcertanti dell'intero problema delle anomalie osservabili otticamente in connessione con i terremoti.
Nel numero 2615 dell'11 aprile 2008, il periodico inglese di divulgazione New Scientist ha pubblicato a pagina 12 un breve articolo di Lynn Dicks intitolato "Curious cloud formations linked to quakes". Lo potete leggere a questo link:
Stando agli studi di alcuni geofisici cinesi sarebbe stato possibile individuare un particolare comportamento delle formazioni nuvolose presenti sopra una faglia attiva in Iran alla vigilia di due importanti scosse verificatesi in anni recenti in quel Paese.
Guangmeng Guo e Bin Wang, che lavorano alla Nanyang Normal University di Henan, hanno notato che la coltre nuvolosa presente sull'Iran nel dicembre 2004, coltre rilevata da satelliti meteorologici geostazionari, presentava dei "buchi" di alcune centinaia di chilometri sul sud del Paese. Queste "lacune" non sembravano spiegabili in termini di dinamica atmosferica ed erano rimaste visibili per parecchie ore immobili sugli stessi punti - lungo la faglia più importante di quella regione - sebbene le formazioni di nubi ad esse circostanti continuassero a muoversi.
Allo stesso tempo, le immagini termiche del suolo mostravano temperature assai più alte lungo le strutture tettoniche della faglia che rispetto alle aree circostanti.
Il 22 febbraio del 2005, ossia sessantanove giorni dopo, nella faglia si liberava un sisma di magnitudo 6,4 che provocava oltre seicento morti.
Il fenomeno anomalo si sarebbe ripetuto con caratteristiche simili il 25 dicembre 2005. In quest'occasione, sessantaquattro giorni dopo la regione sarebbe stata colpita da un terremoto di magnitudo 6,0.
La presentazione fatta da New Scientist non è altro che una sintesi del lavoro di Guo e Wang, che sotto il titolo "Cloud anomaly before Iran earthquake" è uscito alle pagine da 1921 a 1928 del vol. 29, n. 7 dell'aprile 2008 della rivista International Journal of Remote Sensing, periodico della "Remote Sensing and Photogrammetry Society", il cui abstract ed i cui riferimenti potete leggere alla pagina:
http://www.informaworld.com/smpp/content?content=10.1080/01431160701373762
Dopo aver ricordato che le prime anomalie termiche e nelle formazioni nuvolose in precedenza ai sismi erano state registrate da scienziati russi negli anni '80 del secolo scorso, gli Autori fanno notare che mentre sono stati fatti progressi nel primo ambito, le EQC sono state descritte assai di rado. Adesso, però, sarebbe possibile ipotizzare lo svolgimento di analisi combinate di dati derivanti da misurazioni geofisiche, da quelli del comportamento termico del suolo e della bassa atmosfera e dalla presenza di anomalie nella copertura nuvolosa, al punto da poter supporre che responsabili del fenomeno delle EQC possano essere emissioni di gas caldi dalle faglie che provocherebbero anomalie strutturali e chimiche delle nubi sovrastanti sino alla loro evaporazione.
Da parte sua, nella presentazione del lavoro dei geofisici cinesi il commentatore di New Scientist segnala come il modello degli ioni carichi positivamente, elaborato da Friedemann Freund, oggi presso l'Ames Research Center della NASA di Moffett Field, in California, modello assai dibattuto negli ultimi tre anni, appaia poco adatto a spiegare fenomeni come le EQC, visto che gli ioni di solito contribuiscono alla formazione delle nubi, non alla loro dissoluzione.
Studiosi come il geologo Mike Blanpied, del programma di studio sui rischi sismici dello US Geological Survey hanno commentato in modo scettico il lavoro dei due cinesi, accennando alla mancanza di un modello fisico in grado di spiegare perché "qualche cosa possa accadere d'improvviso due mesi prima di un terremoto per poi spegnersi e non verificarsi di nuovo".
Fra le numerosi reazioni telematiche da parte dei lettori dell'edizione on line di New Scientist, quella di un utente secondo il quale Guo e Wang avrebbero accumulato dei dati in realtà frutto del caso, "come fanno gli ufologi".
Potete leggere questo articolo, intitolato "Great Balls of Fire!" al link:
http://www.economist.com/science/displaystory.cfm?story_id=10918140&CFID=386383&CFTOKEN=29303400
Eli Jerby e Vladimir Dikhtyar, fisici dell'Università di Tel Aviv, si occupano di BL da diversi anni ed hanno al loro attivo un'importante pubblicazione scientifica sull'argomento, e cioè "Fireball Ejection from a Molten Hot Spot to air by Localized Microwaves", uscito sulla rivista Physical Review Letters, vol. 96, del 3 febbraio 2006.
Di recente, come seguito a questa pubblicazione, i due scienziati hanno proposto un modello che, per spiegare i BL, fa appello alle nanoparticelle, ossia a parti di materia di dimensioni dell'ordine dei milionesimi di millimetro.
In seguito, però, collaborando con Brian Mitchell, dell'Università di Rennes, e con altri colleghi che lavorano a Grenoble, in Francia, presso l'ESRF (European Synchrotron Radiation Facility), Jerby e Dikhtyar hanno fatti molti progressi nel tentativo di descrivere, grazie ai raggi X, la struttura di questi BL artificiali. La conclusione è che si tratta di conglomerati di particelle del diametro di circa 5o nm.
Le procedure per la produzione di questi BL sono descritte sul sito Internet dell'ESRF, a questa pagina:
http://www.esrf.eu/news/spotlight/spotlight56/fireballs
L'esito di queste nuove ricerche, condotte dai due scienziati dell'Università di Tel Aviv insieme ad altri studiosi, è apparso poco tempo fa ancora nella Physical Review Letters. Si tratta di:
Mitchell, J. B. A., LeGarrec, J. L., Sztucki, M., Narayanan, T., Dikhtyar, V., & Jerby, E., "Evidence for Nanoparticles in Microwave-Generated Fireballs Observed by Synchrotron X-Ray Scattering", apparso sul numero del 15 febbraio 2008 della rivista sopra citata, vol. 100, (6), 065001-1/4.
Potete scaricarne il testo integrale dal sito del dott. Jerby, alla pagina:
www.eng.tau.ac.il/~jerby/Fireballs.html
In esso, gli Autori sottolineano che il lavoro fatto sembra confortare la teoria presentata nel 2000 su Nature da John Abrahamson, ingegnere chimico dell'Università di Canterbury, in Nuova Zelanda, teoria secondo la quale i BL si formerebbero quando i fulmini lineari che toccano terra vaporizzano gli ossidi di carbonio e di silicio che si trovano nel suolo. Il carbonio strapperebbe l'ossigeno al silicio permettendone agli atomi che si raffreddano di raggrupparsi in nanoparticelle. Queste nanoparticelle si ossiderebbero a loro volta in ossidi di silicio prendendo ossigeno dall'aria. Nel farlo, però, emetterebbero calore e luce, ossia produrrebbero quel complesso di fenomeni noti come fulmini globulari.
Tuttavia, secondo l'anonimo commentatore dell'Economist, il lavoro in discorso presenterebbe diversi punti deboli. In primo luogo, i BL artificiali prodotti vivrebbero per soli 30 ms dopo che la fonte d'emissione delle microonde cessa di funzionare. Inoltre, questi BL da laboratorio diventerebbero luminosi per l'eccitazione degli atomi dei materiali vaporizzati piuttosto che per dei processi d'ossidazione.
Infine, il modello proposto, che prende le mosse dal lavoro di Abrahamson, non spiegherebbe come i BL possano penetrare attraverso vetri di finestre o altri oggetti solidi, come parecchi testimoni casuali riferiscono.
Chi ha scritto il pezzo per The Economist pare propendere semmai per qualche meccanismo di tipo laser. In particolare, è menzionata l'idea di Peter Handel, dell'Università del Missouri. Molecole di acqua presenti nell'aria ed eccitate emetterebbero microonde che stimolerebbero l'ulteriore produzione di microonde in quelle vicine. In circostanze adatte ciò porterebbe alla creazione di un'onda stazionaria di energia EM che farebbe diventare luminosa l'aria circostante. Il risultato finale, ancora una volta, sarebbe il fulmine globulare.

Un episodio d'ordinaria amministrazione per il resto del mondo e peculiare solo per la zona in cui è insorto, se non fosse che in occasione della scossa principale sono stati segnalati da almeno due testimoni fenomeni luminosi che fanno ipotizzare il manifestarsi di luci sismiche, o EQL.
Il 29 febbraio, sotto il titolo "Mysterious 'lightning' spotted as 'quake hits Louth" ne ha parlato il Louth Leader, un giornale locale, come si può leggere all'url:
http://www.louthleader.co.uk/news/Mysterious-39lightning39-spotted-as-39quake.3831760.jp

Soltanto con un certo ritardo è stata diffusa pubblicamente la notizia che il piccolo mondo della ricerca sui fulmini globulari ha subito un gravissimo lutto il 16 gennaio scorso, quando a causa delle complicanze di un intervento chirurgico è deceduto in California all'età di ottantadue anni il dott. Stanley Singer.
Nato a North Adams, nel Massachusetts, il 3 ottobre del 1925, ottenne nel 1950 il suo Ph.D. in chimica presso la University of California, Los Angeles (UCLA).
Fra il 1951 ed il 1958 lavorò presso la US Naval Test Station di China Lake, in California, tra il '68 e il '63 fu capo dipartimento presso la Divisione Aeronautica della Hughes Tool Company and Maremont Corporation e nel '64-'65 capo del settore fisica della Dynamic Science Corp.
Nel 1965 diede vita ad una società privata di ricerca, la Athenex Research Associates di Pasadena, California, che si occupa di fisica atmosferica, di fisica dello stato solido, di supeconduttività e dei processi di crescita delle particelle.
Interessato da sempre ai fulmini globulari, il suo primo saggio di rilievo sull'argomento fu pubblicato su Nature nel 1963. Pietra miliare per l'accettazione del problema nella comunità scientifica rimane il suo volume The Nature of Ball Lightning (Plenum Press, New York, 1971).
Malgrado fra le sue numerose pubblicazioni almeno quattordici concernano i fulmini globulari, il suo capolavoro rimane il fondamentale contributo dato alla creazione dell'International Committee on Ball Lightning (ICBL), che dalla seconda metà degli anni '80 del secolo scorso ha cambiato il volto delle conoscenze e degli approcci al fenomeno.
Al momento della morte era ancora attivissimo e stava lavorando a tempo pieno al discorso d'apertura dell'ISBL-08, l'International Symposium on Ball Lightning che si tiene ogni due anni e che questa volta avrà per teatro dall'8 al 12 luglio prossimi la città russa di Kaliningrad.
Singer lascia la moglie e due figli.Potete trovarlo all'url:
http://atmospherical.blogspot.com/
Il blog è destinato soprattutto a presentare osservazioni di fenomeni di ottica atmosferica o comunque rilevanti per la fisica atmosferica che siano ritenuti rari, insoliti o controversi. Tra quelli elencati a fini esplicativi in una pagina del blog, si indicano osservazioni del raggio verde in cui si manifesti come blu o forme insolite di esso, tramonti ed albe con sfumature rosse del cielo particolarmente accese, fulmini globulari o a rosario ma anche "fenomeni nuovi o rari" o quelli "la cui origine non è ancora nota".
Come si può constatare, una buona sovrapposizione rispetto agli oggetti che rientrano nella definizione di LTPA (Fenomeni luminosi transitori in atmosfera) di cui si occupa il CIPH.
Uno dei collaboratori del blog è lo studioso svizzero di meteorologia Mark Vornhusen, che gestisce una ditta specializzata nelle previsioni meteo, la Meteomedia.
Il 28 novembre 2007 Vornhusen ha postato la notizia, corredata da un'immagine, che il 14 novembre, fra le 18.05 e le 18.50 locali una camera ad alta sensibilità da lui gestita e piazzata su una torre metallica in cima al monte Gäbris (47° 38' N, 9° 47' E, 1241 m s.l.m.) durante una tempesta di neve aveva filmato a più riprese il manifestarsi di vari begli esemplari di Fuoco di Sant'Elmo o scarica a corona (il CIPH etichetta il fenomeno con la sigla SEF).
Ad integrazione di quanto scritto da Vornhusen è intervenuto un commento di Harald Edens, che lavora presso il Langmuir Laboratory for Atmospheric Research, che si trova nel Nuovo Messico. Edens ha fatto notare che dal 2006 presso quell'istituto lui osserva e fotografa con regolarità Fuochi di Sant'Elmo. Vornhusen, infatti, supponeva che le riprese del fenomeno al suolo (non da bordo di aerei in volo dentro temporali) fossero una novità, cosa che in realtà non è.
Una delle foto di Edens è reperibile alla pagina:
http://www.weatherscapes.com/photo.php?cat=photo_month&id=d-060821-corona
Sebbene i Fuochi di Sant'Elmo siano un fenomeno della fisica atmosferica che ormai mostra soltanto limitate aree d'incertezza, rimangono interessanti ai nostri occhi le descrizioni di SEF di grandi dimensioni o dall'aspetto bizzarro, che a volte sembrano rendere difficile distinguerli dai fulmini globulari.
Mark Vornhusen ha fra i suoi interessi anche quello dei fuochi fatui, di cui pure il CIPH si occupa in modo intenso.
Nel numero di dicembre 2007 della rivista spagnola dell'insolito Mas Allà de la Ciencia Ballester ha pubblicato un lungo articolo che nei giorni scorsi ha messo a disposizione di tutti all'indirizzo:
http://www.anomalia.org/redeye.pdf
Si tratta di un rapporto di elevata qualità - come si attende il CIPH nei suoi standard - intitolato "Un OVNI en el ejercicio Red-Eye" relativo a ciò che è stato possibile ricostruire circa l'osservazione visiva, sui radar di bordo e di uno militare della difesa aerea situato a terra di un presunto UAP. L'osservazione fu effettuata sul nord della Spagna fra le 10.40 e le 11.05 locali del 4 novembre 1970 ad opera dei piloti di due caccia intercettori monoposto F-86 F Sabre del 102° Squadrone di Difesa Aerea impegnati in un'esercitazione multiforze.
Osservato ad occhio nudo, l'UAP sembrava avere l'aspetto di un uovo metallico con una parte superiore simile ad una cresta, segnato pure da una fortissima ed improvvisa accelerazione ascensionale. Uno dei piloti ne stimò il diametro in 25 m. Potete comunque leggere tutti i dettagli riguardanti l'episodio all'url sopra citato.
Ballester ha formulato diverse ipotesi per tentare di spiegare in termini convenzionali quanto osservato (un'altra è in fase di valutazione proprio in questo periodo) ma al momento ritiene che il fenomeno rimanga non identificato.
Il santuario induista di Sabarimala si trova nel distretto di Pathanamthita, nello stato meridionale del Kerala, lungo la parte occidentale delle montagne del Ghat, alle coordinate 9°15′36″N, 77°2′24″E. Il sito ufficiale del tempio si trova all'indirizzo:
Per una carta dettagliata del distretto potete consultare la pagina:
http://www.sabarimala.org/images/pathanamthittamap.jpg
Si tratta di un luogo vicino alla cittadina di Pampa (o Pamba) in cui è venerato Ayyappan, un avatar shivaita popolarissimo nell'India meridionale. Il tempio è accessibile solo in giorni particolari. Uno di questi è la festività del Makaravilakku, che cade il 14 gennaio di ogni anno.
Ebbene, il culmine di questa specifica festività è costituito dall'apparizione di un fenomeno luminoso all'orizzonte o nel cielo sopra le colline che circondano il tempio. Questo fenomeno ricorrente è chiamato Makar Jyoti.
Il 14 gennaio del 2008, secondo fonti giornalistiche indiane come questa dovuta all'agenzia di stampa IANS:
vi sarebbe stata un'affluenza record di un milione di persone, che alle 18.35 avrebbero constatato in massa il manifestarsi del fenomeno per tre volte nel giro di tre minuti.
A giudicare da servizi filmati trasmessi anche in diretta dalle televisioni del sud dell'India il fenomeno avrebbe caratteristiche simili a quelle generalmente attribuite alle EL. Potete andare ai seguenti link, che mostrano servizi trasmessi lo stesso 14 gennaio dalla stazione televisiva Tv9 e dall'emittente religiosa Jaya TV. La luce è visibile a secondo delle riprese sia appena sotto il crinale di un'altura, sia nel cielo, poco sopra l'orizzonte.
http://www.youtube.com/watch?v=PraUndZrHQ4

Si tratta di "Understanding the 'SEKKI' phenomena in Japanese historical literatures based on the modern science of low-latitude aurora", uscito alle pp. e41-e44 del n. 56 del 2004 della rivista Earth Planets Science. Gli Autori sono Yoh Nakazawa, insegnante di scuola superiore, Toshimi Okada, della Facoltà d'Ingegneria dell'Università della Prefettura di Toyama e Kazuo Shiokawa, del Laboratorio per l'ambiente terrestre-solare dell'Università Nagoya.
Sebbene per il Giappone siano note numerose aurore spettacolari osservate alle latitudini più elevate, il fenomeno si è verificato in località poste assai più a sud sia in tempi recenti sia, con effetti vistosissimi, nel passato anche remoto.
A questo proposito, gli Autori hanno preso in considerazione le descrizioni letterarie disponibili meglio utilizzabili a fini analitici circa un fenomeno che in giapponese è denominato sekki, ossia "aria rossa". Sono stati valutati in modo particolare sedici episodi di sekki verificatisi fra il 1150 ed il 1859. In essi si verificarono manifestazioni luminose ionosferiche spettacolari a latitudini comprese fra 36.6° e 34.2° (per intendersi, sino ad un'altezza pari a quella della Tunisia centrale).
Dopo una valutazione delle caratteristiche fenomenologiche e delle relative estrapolazioni in termini di emissioni atomiche in funzione dei colori prevalenti e di effetti percepiti dai testimoni, lo studio si sofferma ancora di più su due eventi, ricchi d'insegnamenti in modo speciale, verificatisi nel 1204 e nel 1770.
La conclusione è che queste antiche descrizioni fatte da eruditi locali si riferiscono davvero a casi di eccezionali aurore visibili a latitudini insolite. Dunque, la prosecuzione odierna delle misurazioni di osservazioni analoghe sul territorio giapponese dovrebbe essere importantissima per lo studio di meccanismi magnetosferici specifici per queste occasioni.
Il fenomeno delle aurore a latitudini basse è naturalmente di particolare rilievo anche per un Paese come l'Italia, il cui territorio si estende in lunghezza verso sud fin quasi a 36.5° di latitudine. Purtroppo, finora nessun geofisico ha realizzato un catalogo delle aurore osservate da noi nel passato lontano o in quello recente.
Secondo le sue analisi, infatti, si può supporre che i due abbiano osservato luci differenti: il primo, dei fari d’automobile; il secondo, un vero HP (fenomeno di Hessdalen), fotografato da M. Teodorani, che ne ricavò anche lo spettro.
M. Leone ribadisce ora che sia i dati video sia quelli ottici ottenuti il 6-7 agosto del 2002, sia quelli ricavati il 15 agosto 2002 mediante triangolazione confermano l’ipotesi che i fenomeni di quell’estate possono ricondursi a fari di automobili, sostenendo anzi che lo studio di M. Adams è stato assai utile per individuare la stradina di campagna su cui probabilmente transitavano i veicoli responsabili di quelle registrazioni.
Entrambi gli articoli mettono in risalto in modo indiretto i problemi metodologici nella raccolta di certi dati relativi ad eventi dalla vita assai breve come Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera - FLTA - in particolare le difficoltà nel collaudare un metodo per la raccolta dei dati ottici (questione messa in luce anche da un articolo, pubblicato sul sito CIPH, del ricercatore Michele Moroni: "About the Hessdalen debate", 2003 ), la mancanza di una vera e propria triangolazione e la difficoltà di ottenere un dibattito "educato" secondo i canoni delle convenzioni scientifiche.
Quanto sopra ha forse contribuito a creare difficoltà supplementari e a non far intravedere una soluzione univoca per il complicato dibattito.
Ne risulta ancor più confermata l’esigenza di registrare certi eventi FLTA attraverso un insieme di strumenti operanti nelle più varie gamme dello spettro elettromagnetico per ottenere dati seriamente correlabili.
Il CIPH deve comunque ringraziare M. Adams ed M. Leone per aver ricondotto la discussione precedente (vedi: "CIPH Forum ICPH") nei giusti binari .
(Redazione: Renzo Cabassi, Nico Conti, Giuseppe Stilo)
Al momento il NARCAP è - forse - la sola organizzazione privata che pone al centro della sua attività la messa a disposizione di dati ed informazioni su osservazioni UAP con standard qualitativi conformi alle aspettative di ricerca del CIPH.
Il più recente fra i "Technical Reports" del NARCAP è il n. 10 della serie. Esso riguarda l'osservazione ottica di un presunto UAP di forma rotonda, di colore grigio, dall'aspetto metallico e roteante su se stesso, fatta da parecchie persone fra cui tecnici aeronautici di varie compagnie aeree da punti diversi dell'aeroporto internazionale "O'Hare" di Chicago a partire dalle 16.15 del 7 novembre 2006. Secondo le stime del rapporto l'UAP si sarebbe trovato a non più di 650 m di quota.
Lo studio, coordinato da Richard Haines insieme a K. Etishof, D. Ledger, L. Lemke, S. Maranto, W. Puckett, T. Roe, M. Shough ed R. Uriarte, s'intitola Report of an Unidentified Aerial Phenomenon and its Safety Implications at O'Hare International Airport on November 7, 2006, è lungo 155 pagine, è datato 9 marzo 2007 ma è stato reso soltanto alla fine di luglio.
Potete scaricarlo a questo indirizzo:
http://www.narcap.org/reports/010/TR10_Case_18a.pdfLe conclusioni del lavoro sono che un oggetto fisico in apparenza di consistenza solida si è librato su alcuni edifici aeroportuali per almeno dieci minuti senza che fosse rilevato dai radar delo scalo. E' questa mancata rilevazione radar dell'UAP in concomitanza ad avvistamenti ottici fatti da personale aeronautico e da altri testimoni che si trovavano in punti diversi dello scalo che lo fa considerare al NARCAP "una precisa minaccia potenziale per la sicurezza dei voli".